Ultima Legione, rigurgiti di terrorismo nero

Tramite chat reclutavano militanti per la formazione di un nuovo gruppo neo-fascista dedito alle battaglie politiche tramite l’utilizzo di violenza gratuita e armi. Chiari i sentimenti antisemiti degli affiliati ora indagati grazie a lunghe e articolate attività investigative.

L’Aquila – In Francia si discute per l’estradizione dei “vecchi” terroristi rossi mentre dalle nostre parti c’è chi il terrorismo vorrebbe praticarlo sul campo ma pare non ci sia riuscito grazie all’intervento delle forze dell’ordine.

La maxi operazione di polizia denominata “Ultima Legione” è stata condotta a termine dalla polizia di Stato del capoluogo abruzzese per contrastare l’omonimo gruppo di militanti dell’estrema destra. Trenta le persone indagate e 25 le perquisizioni domiciliari in ben 18 province italiane.

Le indagini, svolte dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – Servizio per il contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo interno, dalla Digos de l’Aquila e dirette dalla locale Procura della Repubblica, con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, hanno evidenziato come alcuni membri di tale sodalizio denigrassero esplicitamente i valori della Resistenza e della Costituzione, definendosi apertamente ”fascisti”.

Agli iscritti e simpatizzanti di ”Ultima Legione” viene contestato l’uso della violenza quale metodo di lotta politica, di discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi e omofobi fino all’incitamento dell’uso delle armi con frasi del tipo ”Elimina l’ebreo e il mondo diventa migliore almeno un po’” oppure ”Le armi si trovano … si trovano” .

Le indagini – a cui ha preso parte il personale della Digos di Milano, Como, Chieti, Verona, La Spezia, Genova, Pescara, Terni, Macerata, Piacenza, Modena, Vicenza, Lecce, Fermo, Roma, Cosenza e Venezia – hanno preso avvio nel gennaio del 2019 attraverso il monitoraggio di alcune chat create sui social network Facebook e VKontakte e su piattaforme di messaggistica digitale quali Telegram e WhatsApp il cui account era denominato appunto ”Ultima Legione” e “Boia chi molla” che fungevano anche da basi di reclutamento per i militanti.

Foto, video e simboli inneggianti senza mezzi termini alle stragi di stampo suprematista e alla ricostituzione di un nuovo partito fascista. Nello specifico il materiale è stato ritrovato dalla Digos nella disponibilità di tre persone residenti a Firenze, Prato e Grosseto ed è ancora al vaglio degli inquirenti di concerto col Servizio Centrale della Polizia Postale delle Comunicazioni.

Gli inquirenti hanno inoltre passato al setaccio anche diverse riunioni organizzative e di propaganda promosse dall’organizzazione in occasione delle commemorazioni del Duce tenutesi periodicamente a Predappio e documentate con tanto di foto e dichiarazioni pubblicate nella community ”Ultima Legione” e sui relativi domini social e di messaggistica.

“…L’alto valore simbolico del linguaggio utilizzato e dei richiami al nazi-fascismo sono spesso tesi al parallelismo tra l’epoca imperiale – spiega in una nota la polizia – che mette in rilievo la grandezza nazionale ed il contesto attuale del quale vengono evidenziati gli aspetti negativi che avrebbero portato alla recessione economica, la disoccupazione e la violenza, ricondotte per lo più ai processi migratori e, da ultimo, anche  all’emergenza pandemica Covid-19, vista in chiave complottista e negazionista…”

E sempre rimanendo in tema pandemico, significativa e piuttosto cinica risulta l’affermazione di un membro del gruppo neo-fascista che, commentando i filmati ormai tristemente noti che mostravano il trasporto delle salme delle vittime del virus verso le strutture di cremazione, faceva allusione ai forni crematori dell’Olocausto.

Le indagini proseguono per verificare la presenza di altri sodali e di eventuale altro materiale nella disponibilità di iscritti e simpatizzanti.

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