sede nazionale Inps

ARCURI CONFESSA A POP

L’assurda vicenda di Maria Teresa Arcuri, direttore di agenzia territoriale INPS, che ha avuto il coraggio di denunciare il suo superiore “farlocco” che si era guadagnata la poltrona senza concorso pubblico. Per aver fatto il proprio dovere è stata emarginata e mobbizzata

Il nostro è un Paese strano. Chi fa il proprio dovere è spesso emarginato, chi delinque la fa franca, altrettanto spesso. Come non ricordare l’aforisma più celebre di Andreotti: il potere logora chi non ce l’ha? Il potere, le lobby, gli alti papaveri in generale, tendono a proteggere chi ricopre ruoli di responsabilità all’interno delle istituzioni e poco importa se le grandi scrivanie siano state occupate magari senza averne i requisiti. Requisiti previsti dalla legge, beninteso, e che dovrebbero essere osservati e fatti osservare da tutti.
Così non è stato per Maria Teresa Arcuri, che faceva il suo lavoro tranquillamente e con grande beneficio non solo per il suo ufficio ma anche, e forse soprattutto, per tutti noi contribuenti. La donna, all’inizio della vicenda, aveva solo chiesto ai piani alti del suo istituto se il suo diretto superiore avesse o meno superato il necessario concorso per essere assunto nei ruoli della pubblica amministrazione e per ricoprire quel ruolo come prevedono le regole. Tutto qui.
Da allora le sono cadute addosso un’infinità di controversie, sanzioni e vessazioni che sono finite nelle aule di giustizia ed in tv, com’era logico attendersi. La vicenda, nel corso di dieci lunghi anni, è approdata anche in Parlamento con una serie di interrogazioni sino alla ribalta delle cronache con la trasmissione satirica “Le Iene” che ne ha evidenziato la gravità con diverse puntate. Poi il licenziamento, da parte dell’Inps, della dirigente Alessandra Infante, che avrebbe ricoperto il suo ruolo senza averne i presupposti di legittimità.
La dirigente, che ha proposto opposizione al licenziamento e ad altri provvedimenti, si è sempre proclamata adamantina e senza macchia come i funzionari che l’hanno sempre difesa. Da qualche mese la triste vicenda, per niente isolata nella funzione pubblica, sembra essere vicina alla conclusione grazie alla magistratura che si è occupata del caso. Dopo anni di silenzio Maria Teresa Arcuri può finalmente parlare e la prima intervista è per noi di Pop.

Maria Teresa Arcuri
Maria Teresa Arcuri

Gentile Maria Teresa, finalmente le sue ragioni sono state siglate dalla magistratura? Prima di tutto intendo ringraziare voi di Pop per l’attenzione che avete rivolto a questa vicenda paradossale.
Sono rammaricata nonostante tutto. Dieci anni fa sarebbe bastato dare ascolto a quelle che erano più che le mie ragioni, quelle di uno Stato di diritto, dove le regole non sono solo parole sui manoscritti, per evitare tanta sofferenza ed un grave pregiudizio per l’apparato pubblico.

Il tribunale di Catanzaro, in seconda battuta, le avrebbe dato implicitamente ragione confermando la nullità dichiarata dal giudice del ricorso d’urgenza.
Io vivo a Crotone e qui da dieci anni combatto contro un sistema “marcio” che ha cercato in tutti i modi di soffocare i miei diritti e ho avvertito chiaramente che, per farlo, i Signori della “cricca” sono stati disposti a qualsiasi cosa. In mio danno e in danno dello Stato.  I più improbabili hanno fatto e lasciato fare scempio della mia vita professionale e privata.  Quanto accaduto da quando ho segnalato la gravissima anomalia all’interno dell’INPS si addice ad un racconto di mafia. Non pensavo che certe situazioni potessero sfiorare la mia vita di funzionario pubblico, madre e cittadina comune.

Adesso come si sente?
Sconfitta, destabilizzata. E non creda che questi provvedimenti del tribunale di Catanzaro, sezione Lavoro, segnino il cambiamento nella mia vita. Innanzitutto non c’e’ stato riconoscimento concreto dei meriti e poi ho avuto la sensazione, in crescendo, di combattere contro qualcosa di più grande dell’evidente. Un meccanismo contorto nel quale anche chi sembra osservare la legge, in realtà, non lo fa. E’ solo apparenza. Ho percepito di non avere alcuna certezza dalle regole dell’ordinamento perché ci sono meccanismi utili a raggirarle per fini illeciti.

Maria Teresa Arcuri
Maria Teresa Arcuri

 

Si spieghi meglio, a che cosa si riferisce?
Al momento posso dire poco o nulla di tutto quello che ho scoperto lavorando all’Inps. In particolare per quanto attiene alle numerose situazioni promiscue ed ai relativi gravissimi reati perpetrati da coloro i quali avrebbero dovuto vigilare e intervenire, e non l’hanno fatto. Anche ad altissimi livelli.

Perché non ha denunciato subito le illegalità che ha rilevato?
L’ho fatto. Ho segnalato ai ranghi più elevati delle istituzioni, sto ancora aspettando gli esiti…

Pare che il suo diretto “superiore” tenterà il giudizio di merito per ottenere il reintegro dopo il licenziamento. Crede sia possibile?
No, non si tratta di un licenziamento comune ma di un rapporto di lavoro nullo, ovvero mai esistito, perché sorto in violazione della regola inderogabile del concorso pubblico. Non c’è stato concorso dunque non ci poteva essere l’assunzione.
Assurde tutte le pretese temerarie di questa vicenda. Chiedere un provvedimento a proprio favore agli organi di giustizia, pur sapendo di non avere superato lo scoglio dell’inderogabile concorso pubblico, è scandaloso.

Come ha scoperto la tresca fra la falsa dirigente e i piani alti dell’Inps?
Molto semplice, essendo del posto, sapevo che il rapporto sorto tra la falsa dirigente e il mio datore di lavoro non poteva essere regolare considerando che la mia “collega” proveniva da un piccolissimo Consorzio-azienda speciale presso il quale non sono mai stati espletati concorsi per il pubblico impiego.
Man mano poi sono venute fuori una serie di circostanze che fanno rabbrividire. Anche il rapporto di lavoro con detto Consorzio, usato per ottenere il posto di dirigente pubblico, non è provato in atti con documenti contabili. Inoltre l’iter amministrativo che ne emerge è completamente irregolare. Ho letto che la procura di Crotone ha indagato questo rapporto di lavoro. L’Inps centrale, nel 2018, dopo 9 anni avrebbe denunciato la falsa dirigente e il Consorzio al medesimo consesso giudiziario.

tribunale di Crotone
Tribunale di Crotone

Procura di Crotone e non di Roma?
Si e questo particolare fa meravigliare molto e molti. Le assunzioni si fanno a Roma. Certamente anche i dirigenti, il direttore e il responsabile delle risorse umane della sede dove la “dirigente” prese servizio la prima volta avranno le loro responsabilità. Sempre su Roma però e non a Crotone.

Ma di certe assunzioni clientelari sapeva solo lei?
Credo vi siano state altre segnalazioni ma meno tenaci. Tutto il resto è mistero del posto. Il fattaccio avrebbe dovuto interessare pubblici ufficiali più in alto di me. Pensi che la vicenda è stata citata in una tesi universitaria tra gli esempi di corruzione…

Se non fosse stato per il suo coraggio e la sua tenacia i    contribuenti avrebbero continuato a pagare milioni di euro tra stipendio e pensione.
Sul posto di lavoro accaddero questioni strane e spiacevoli che mi portarono ad approfondire vari aspetti e tra questi mi scontrai incidentalmente con quello denunciato. Pensi che fra i tanti episodi anomali ho scoperto che di notte, in più occasioni, persone non autorizzate (riprese da telecamere) entravano nel mio ufficio e rovistavano tra le mie carte e nel mio computer. Nonostante quanto accaduto tale comportamento non è stato ritenuto penalmente rilevante dal tribunale di Crotone.

Secondo lei si tratta di un caso isolato o di ben altro?
Ritengo che la resistenza incontrata non può giustificare un caso unico. Come le dicevo, ho segnalato ai vertici istituzionali altre situazioni anomale che restano ancora aperte.

Nonostante i guai che ha subito che cosa le ha dato la forza di andare avanti?
Le persone per bene fra le tante che non lo erano. Pensi all’avvocato Gianpaolo Stanizzi che ha sposato la mia causa facendone una battaglia per la legalità, essendo promotore, egli stesso, della trasparenza e del buon andamento della pubblica amministrazione.
Traggo forza dalle parole che mi ripeto ogni giorno: non è possibile rimanere in balia degli umori e delle incompetenze dei prepotenti. Penso poi che le complicità riscontrate possono sottendere qualcosa che va combattuto con forza per il futuro dello Stato e dei nostri figli. Tra le tante cose che mi sono state sottratte ce n’è una che vale più di tutte: la mia salute. Considerando che sino ad oggi non mi è stato riconosciuto nulla. Nemmeno con il cambio della presidenza Inps.  Comunque stiano le cose andrò sino in fondo. Non mollo.

 

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