Nonostante le parate con pifferi e tamburi del Governo larga parte del settore produttivo è in sofferenza, soprattutto per la pressione fiscale.
La ripresa dell’Italia ha un ritmo ad andamento lento. Sono state diffuse le “Prospettive Economiche”, un documento frutto di una serie di analisi delle principali istituzioni finanziarie e organizzazioni internazionali, tra cui: Fondo Monetario Internazionale (FMI): Pubblica il World Economic Outlook (WEO), che analizza lo stato di oltre 180 economie mondiali; OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), redige l’OECD Economic Outlook, contenente analisi e proiezioni per i Paesi membri e il G20.
Ebbene malgrado la retorica e l’enfasi della compagine governativa sugli strabilianti risultati economici del nostro Paese, l’economia nazionale dà solo timidi segnali di miglioramento. Troppo poco per liberarsi degli artigli dell’inflazione. Si spera che non sia la “migliore delle morti”, quel fenomeno per cui una persona gravemente malata o in fin di vita mostra un improvviso, inaspettato miglioramento delle condizioni fisiche o mentali.
Spesso si torna lucidi ma solo per precedere il decesso. La crescita dell’Italia sarà lenta, appena del +0,5%, a causa dei costi energetici che si sentiranno sulle famiglie, sugli investimenti ed esportazioni. Gli unici settori con segno positivi saranno l’edilizia e la manifattura, grazie al PNRR. Il reddito familiare segna il passo per la crescita dei prezzi al consumo e un mercato del lavoro con molte crepe.
Secondo l’OCSE l’Italia ha bisogno di riforme strutturali, di cui un po’ tutti si riempiono la bocca. In generale si tratta di misure che modificano il tessuto di un’economia, ossia il quadro istituzionale e regolamentare entro cui operano cittadini e imprese. Oltre a risanamento fiscale per la crescita della produttività e dell’occupazione.

Accelerare gli investimenti per le energie rinnovabili può abbassare i prezzi energetici e la dipendenza dai fossili. Infine ecco i punti dolenti. La crescita della spesa pubblica è dovuta alla popolazione che invecchia, ai cambiamenti climatici per i massicci esborsi dovuti alla gestione delle emergenze e agli investimenti per il riarmo. A livello mondiale l’economia sta frenando per poi accelerare nel 2027.
Le guerre in Medio Oriente stanno influenzando le possibilità economiche globali. Se ancora si possono definire praticabili è grazie agli investimenti nell’Intelligenza Artificiale (IA). Però gli scossoni sono continui e dipenderà anche dalla durata temporale del conflitto in Medio Oriente. Infatti se le avvisaglie di burrasca si protrarranno, più alti saranno i costi socioeconomici. La crescita mondiale rischia di diminuire e alcuni Stati potrebbero cadere in recessione.
In una situazione del genere crescerebbe la disoccupazione, si bloccherebbero gli investimenti nell’IA e nel settore energetico e si alimenterà l’inflazione globale. Tuttavia è incomprensibile come mai ogni volta che grandi organismi mondiali fanno analisi economiche parlano di riduzione delle tasse e della spesa pensionistica. Senza considerare il recupero della grande evasione fiscale e contributiva nel Belpaese, che ammonta a circa 90-105 miliardi di euro all’anno.
Le stime del Ministero dell’Economia e Finanze (MEF) parlano di un gettito sottratto all’erario di oltre 100 miliardi nel 2022. E’ questo il “vulnus” del paziente Italia, la “conditio sine qua non” da cui partire, il resto sono ciance.