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Terzo Polo: conflitto o compromesso?

Riflessioni sulle diverse visioni e strategie di Azione e Italia Viva per le elezioni Europee: tra speranza e illusione nel cosiddetto Terzo Polo. Intanto il battibecco Renzi-Calenda prosegue. Senza esclusione di colpi.

Roma – La politica è anche l’arte del compromesso tra varie sensibilità, idee e programmi, però quando si ha la voglia di discutere e ascoltare le ragioni dell’altro. Nel cosiddetto Terzo Polo, invece dal confronto pare nasca solo lo scontro tra differenti opportunità e modalità da perseguire per diventare attrattivi e delineare una strada di moderazione, che non sia ascrivibile né a destra né a sinistra. L’obiettivo comune alle Europee, tra Azione ed Italia Viva, sembra quasi un miraggio o una iattura, tra speranza e illusione. Dipende dai punti di vista.

Quello che più fa rabbrividire è che il duo Calenda-Renzi si configura come un bus sul quale fare salire “gli scappati di casa”. Traspare una inconciliabilità tra i due leader, che con molta probabilità è solo strumentale per denigrare o mitigare un progetto, anche non condivisibile, ma che ha una propria valenza ed un obiettivo che viene avvelenato dalle polemiche degli stessi protagonisti. Ecco il nodo principale che s’intreccia tra fiction e realtà. Purtroppo, le polemiche di cui danno notizia i social sembrano solo un mantello da indossare per l’occasione e non una questione insormontabile, da risolversi, se si vuole, con pacatezza e lungimiranza.

Il Terzo Polo è morto?

Le personalità rappresentate da Renzi e Calenda sono complesse solo caratterialmente, per l’innamoramento alle proprie strategie, che molto spesso non appaiono sotto un comune denominatore. I pontieri sono certamente al lavoro, ma non serviranno a nulla se i due leader non perdono occasione di chiarirsi pubblicamente, anziché in privato. Allora ecco perché sembra di essere arrivati alla frutta, senza alcuna possibilità di dialogo. Proprio in quanto si sta predisponendo una qualche via di uscita o di rientro emergenziale. Si vedrà la direzione che si intraprenderà, insieme o separatamente.

“In queste ore ci sono polemiche inspiegabili dentro il Terzo Polo – ha scritto Matteo Renzi su Twitter – e sono molto dispiaciuto anche perché non vedo un motivo politico per la rottura. Eviterei di inseguire polemiche e retroscena. Andrei al sodo. Azione ha presentato un documento, a noi va bene con piccole modifiche assolutamente accettabili”.

Le abbiamo pubblicate: i vecchi partiti si sciolgono con l’elezione del segretario nazionale del partito unico. Se Calenda ci sta, noi firmiamo. Se Calenda ha cambiato idea, lo rispettiamo e ne prendiamo atto. Quanto alla Leopolda: chi conosce quell’esperienza – ha continuato l’ex premier – sa che è un momento bello di confronto politico tra generazioni e storie diverse. È un momento in cui tante persone si avvicinano alla politica. Dire che non può essere più fatta la Leopolda non ha senso. La facciamo con migliaia di volontari dal 2010, non vedo perché dovremmo smettere di farla oggi in un momento in cui la politica va difesa dai populismi e dai sovranismi. Il mio – ha concluso Renzi – è un appello finale: basta polemiche, rimettiamoci al lavoro tutti insieme. Noi ci siamo, consapevoli della responsabilità verso tanta gente che ci chiede di tornare a sognare, non di volare rasoterra“.

Non si fa attendere la replica di Calenda che sempre su Twitter tuona, affermando che “Italia Viva ha confermato di voler deliberare lo scioglimento solo dopo aver saputo il vincitore del congresso e di voler continuare a fare politica attraverso Italia Viva almeno per tutto il 2024. Idem sul prendere impegni economici concreti nel nuovo partito. Noi invece eravamo pronti subito sullo scioglimento e a girare tutte le risorse per fare la campagna delle europee. Infine, abbiamo preteso che vi fosse una clausola che riprendesse quella etica del Parlamento europeo sui conflitti di interesse. Il resto sono armi di distrazione di massa”.

Insomma, nelle due dichiarazioni non appare una vera diaspora dai contenuti politici, ma di diverso tenore. Dalle scaramucce e pretese condizioni, si tratta, per quel che appare, solo di modalità e tempi diversi per raggiungere un comune obiettivo.

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