Vigilanza Rai, il “diabolico” piano di Renzi e Calenda

Sono passati 3 mesi dalla formazione del Governo e la Commissione di vigilanza servizi radiotelevisivi non c’è ancora. Aspettando l’insediamento, si infittiscono le trame per le poltrone.

Roma – Neanche Babbo Natale è riuscito a fare trovare sotto l’albero il presidente della “Vigilanza Rai”. Dunque, ancora motori accesi in politica per il turbinìo delle nomine parlamentari, in quanto non c’è accordo tra le opposizioni sulla seconda poltrona che spetta alle opposizioni. Il terzo Polo reclama la “carica” per una questione di garanzia.

Almeno questa è la motivazione che fornisce il fondatore di Azione, Carlo Calenda, a margine della presentazione del candidato alla presidenza della Regione Lazio Alessio D’Amato, affermando anche: “Non c’è scritto da nessuna parte che debba andare a noi, ma le commissioni di garanzia servono a riequilibrare la maggioranza. Detto questo, fosse per me – afferma – farei una bella fondazione con la Rai dentro e darei il canone a tutti quelli che fanno cultura e la staccherei dalla politica”. Parole al vento che non servono certamente a rasserenare il clima di diffidenza che serpeggia tra le opposizioni.

Il segretario di Azione Carlo Calenda.

In ogni caso la fumata è ancora nera per la Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, che ancora non si è costituita, in quanto ostaggio delle liti interne ai partiti e bloccata da una spaccatura nell’opposizione sulla presidenza. Fatto il Copasir, il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, andato al Dem Lorenzo Guerini, la fumata bianca sulla vigilanza Rai tarda ad arrivare. Comunque, dopo aver ottenuto il Copasir, il Partito Democratico infatti è pronto, bontà sua, a cedere la guida della bicamerale al M5s e al Terzo Polo. Questa partita è giocata non solo sul filo delle alleanze, ma anche sulle ricadute che possono esservi sul Governo. Nella faida tra 5 Stelle e Terzo Polo potrebbe avere un ruolo chiave, infatti, la maggioranza Meloni.

Non è una novità la volontà, da parte in particolare dei renziani, di formare una Commissione di inchiesta sul Covid, gradita a FdI. Un fronte, insomma, su cui i renziani potrebbero ottenere una sponda decisiva da parte dei meloniani e anche dagli altri partiti di maggioranza, sensibili alla questione per utilizzarla, in chiave politica, contro l’ex premier Conte e l’ex ministro della Salute Roberto Speranza. Le diffidenze tra pentastellati e centristi di Azione e Italia Viva, in ogni caso non sembrano attenuarsi, anzi pare che nessuno dei due partiti voglia cedere e concedere alcunché all’altro. A pagare è la stessa commissione, che dopo 3 mesi non è stata ancora convocata perché non costituita.

Marie Elena Boschi, candidata alla Vigilanza Rai di Azione e Italia Viva.

Così si rimane al punto di partenza, con i 5 Stelle e i terzopolisti di Calenda e Renzi che ne rivendicano la guida. L’elenco dei papabili è lungo. Azione e Italia Viva hanno un solo nome in mente per la Vigilanza Rai: quello dell’ex ministra Maria Elena Boschi. In casa pentastellata i nomi sono invece diversi e probabilmente una sintesi sarà fatta da Conte, che indicherà un candidato ufficiale. Ad attendere il “via libera” in ballo ci sono l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, l’ex ministro Stefano Patuanelli, oltre ai vicepresidenti del partito Alessandra Todde e Riccardo Ricciardi. Rimane insoluto, o top secret, anche il problema dei componenti di alcuni partiti, Pd compreso, che comunque non hanno ancora indicato i componenti da mandare in Vigilanza. Ci si augura che la situazione grottesca finisca presto.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa