Sul femminicidio ancora discussioni

In Europa in media vengono uccise oltre 1.000 donne all’anno, in maggioranza per mano del marito o di un compagno.

Come viene affrontato il femminicidio in Europa? L’ultima perla di saggezza sul tema è stata dell’ex generale Vannacci e leader del partito di estrema destra “Futuro Nazionale”. Ha dichiarato che “il femminicidio non esiste”, definendolo semplicemente un omicidio come tutti gli altri, perché uomini e donne sono uguali davanti alla legge e che la gravità di un reato non dovrebbe variare in base al sesso della vittima.

Inoltre un reato rimane tale a prescindere dal genere di chi lo commette o lo subisce, criticando l’idea che esistano tutele o categorie speciali. Queste affermazioni hanno suscitato veementi repliche e aspre polemiche da parte di gruppi femministi e della società civile. Più che rispondere nel merito alle affermazioni dell’europarlamentare che si commentano da sole, è interessante dare uno sguardo a ciò che succede nella legislazione europea.

I numeri ci dicono che nel vecchio continente in media vengono uccise oltre 1.000 donne all’anno, in maggioranza da un compagno o marito. L’Italia per contrastare l’aberrante fenomeno ha approvato, il 25 novembre scorso, una legge che considera il femminicidio come una specificità giuridica. Prevede la pena dell’ergastolo per chiunque cagioni la morte di una donna in quanto tale, come atto di odio, discriminazione, prevaricazione o per motivi di controllo, possesso e dominio.

La legge ha provocato dure polemiche da parte dei giuristi secondo cui sarebbe superflua. Invece anche il Parlamento europeo ha iniziato il lento iter per riconoscerlo come reato autonomo. Il fenomeno è diffuso dappertutto ma particolare attenzione merita il Belpaese con la media di 1 donna uccisa ogni 3 giorni. Malgrado l’ONU abbia definito il femminicidio come l’assassinio di una donna solo per il fatto di esserlo, il concetto non è stato del tutto recepito dalla legislazione di molti Paesi.

Uno dei delitti più aberranti

Seppure in Europa esista una normativa sulla violenza di genere, il femminicidio non viene inquadrato come reato specifico. Avere un riconoscimento giuridico aiuterebbe la raccolta dei casi, la loro tutela e il rimedio legale. Anche se è grande la confusione sotto il cielo, già diversi Paesi europei, prima dell’Italia, hanno legiferato sull’argomento con diverse opzioni. Il buon esempio l’ha dato Malta che nel 2022 ha introdotto il femminicidio come circostanza aggravante.

Cipro, lo stesso anno, l’ha considerato un reato autonomo, punito con l’ergastolo. Il Belgio più che alla repressione ha mirato alla prevenzione, alla raccolta dei casi e alla ricerca. I tentativi sono tanti, ma come afferma l’ONU, tra le cause principali, un posto di rilievo lo occupa l’ideologia che considera il maschio superiore, norme sociali a vantaggio della mascolinità, strumenti di potere declinati al maschile, l’imposizione di ruoli di genere e punizione dei cosiddetti comportamenti femminili inconcepibili.

Una visione che sminuisce l’idea del femminicida come caso limite e inserisce il fenomeno come frutto di un paradigma culturale dominante e di comportamenti consolidati. Il riconoscimento del femminicidio come reato autonomo e distinto aiuta ad affrontare i motivi strutturali alla base del fenomeno come il prodotto della disparità e del divario di potere.

La prevenzione è fondamentale, ma lo è altrettanto la condanna accertata. Il Consiglio europeo-organismo che definisce le priorità e gli orientamenti politici generali dell’Unione Europea (UE)- ad inizio anno ha considerato il femminicidio “una grave violazione dei diritti fondamentali universali”.

Povero maschio, come sei caduto in basso…