La studentessa messicana in Erasmus è stata strappata alla morte alle Molinette con un organo arrivato dalla Calabria.
Torino – C’è una giornata di sole rubata allo studio, un tuffo alle Cinque Terre come tanti, e poi il cuore che all’improvviso comincia a cedere in acqua. Comincia così l’incubo di Regina, studentessa messicana di appena 19 anni, che tra la fine di luglio e l’inizio di settembre ha attraversato tre ospedali, un arresto cardiaco e un trapianto per tornare, letteralmente, a vivere. Oggi, con un cuore nuovo nel petto, la ragazza si prepara a riabbracciare il Messico: una corsa contro il tempo lunga settimane, finita con il lieto fine che nessuno osava più sperare.
Regina frequenta il primo anno di Medicina a Monterrey ed era in Francia per un periodo di Erasmus quando, a fine luglio, decide di concedersi una giornata di relax in Liguria. Ma proprio in acqua, alle Cinque Terre, il suo cuore inizia improvvisamente a cedere. Con le ultime forze rimaste la giovane riesce a raggiungere la riva, prima che le sue condizioni precipitino: portata all’ospedale di La Spezia, va in arresto cardiaco e viene collegata a un Ecmo, la macchina che sostituisce temporaneamente cuore e polmoni.
Il trasferimento all’ospedale San Martino di Genova porta con sé una diagnosi spietata: uno shock cardiogeno conseguente a un infarto esteso, provocato da un’anomalia congenita nel decorso delle arterie coronarie. Il muscolo cardiaco è ormai danneggiato in modo irreversibile. L’unica strada è una sola, e drammatica: un trapianto urgente.
La ragazza viene così portata alla terapia intensiva della cardiochirurgia delle Molinette di Torino, guidata dalla dottoressa Anna Trompeo, ed entra in lista d’attesa urgente. Per tenerla in vita, i medici le impiantano una pompa microassiale di ultima generazione, un dispositivo capace di sostenere la circolazione in attesa dell’organo. Passano circa due settimane di angoscia, con i genitori arrivati dal Messico appesi a ogni bollettino, prima che squilli la telefonata attesa: in Calabria c’è un cuore compatibile.
Mentre un’équipe parte per il prelievo, a Torino la sala operatoria si prepara ad accogliere Regina. L’intervento, condotto dal professor Mauro Rinaldi con i colleghi Massimo Boffini e Antonino Loforte e l’anestesista Alberto Orsello, dura circa otto ore. Il nuovo cuore riprende a battere quasi subito, permettendo di staccare i supporti meccanici fino a quel momento indispensabili.
Il decorso post-operatorio fila liscio: dopo appena tre settimane Regina lascia la cardiochirurgia e, a un mese dal trapianto, si prepara a tornare in Messico, dove proseguirà i controlli tra il centro trapianti di Monterrey e un centro specialistico di Houston.
“Il potere della donazione. L’eccellenza dei nostri professionisti. Tutto questo ha permesso di salvare una giovane ragazza messicana, quando la situazione ormai sembrava precipitare definitivamente”, ha commentato Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino.
Dietro la freddezza dei bollettini clinici resta l’immagine di una ragazza di diciannove anni che, partita per studiare lontano da casa, ha rischiato di non tornarci mai più. E che oggi riparte davvero, con il cuore di uno sconosciuto che continua a battere per lei.