La Camera vota la stretta sulla sicurezza nelle piscine

Approvato un emendamento al decreto Sport che impone la chiusura degli impianti natatori privi di sistemi di aspirazione a norma.

Il provvedimento arriva al termine di un’estate segnata da una serie impressionante di tragedie. Dal 2022, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, gli incidenti nelle piscine italiane hanno causato 75 vittime, oltre la metà delle quali bambini sotto i 12 anni. Solo nelle ultime settimane si sono susseguiti episodi drammatici: ad aprile un dodicenne è morto nel Riminese, risucchiato dal bocchettone della vasca idromassaggio di un hotel.

Il 9 luglio una bambina è rimasta incastrata con una gamba nella pompa di ricircolo di una piscina nel Trevigiano durante una gita organizzata da un centro ricreativo, salvandosi solo dopo lo spegnimento dell’impianto; pochi giorni dopo un’undicenne è morta all’ospedale Gaslini dopo essere stata risucchiata dal bocchettone di una piscina a Sestri Levante. Sabato scorso, a Milano Marittima, una bambina di 4 anni è annegata nella piscina di un hotel.

Di fronte a questa sequela di lutti, il Parlamento ha scelto la corsia rapida. Il testo approvato stabilisce che, nelle piscine pubbliche o private aperte al pubblico, i sistemi di ricircolo e depurazione, comprese griglie di fondo e bocchettoni, dovranno garantire l’assenza di fenomeni di aspirazione capaci di intrappolare qualsiasi parte del corpo dei bagnanti. In caso di violazione, è prevista la chiusura immediata dell’impianto, fino a quando gli obblighi non saranno rispettati, restando comunque valide le altre normative già vigenti su sicurezza e manutenzione degli impianti natatori. Per sostenere l’adeguamento delle strutture pubbliche, il decreto istituisce un fondo da 4.725.000 euro per il 2026, finanziato attraverso una riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale del Ministero dell’Economia.

Una seconda proposta, depositata dalla deputata leghista Laura Cavandoli, avrebbe introdotto l’obbligo della cuffia da nuoto per gli under 16 nelle piscine aperte al pubblico, con l’obiettivo di ridurre il rischio di intrappolamento dei capelli nei dispositivi di aspirazione. L’emendamento è stato però ritirato dopo che la Commissione Cultura ha presentato un proprio testo sullo stesso tema, poi confluito nella norma effettivamente votata dall’Aula.