Il fenomeno è diventato allarmante, tanto da suscitare l’interesse della psicologia che ha coniato il termine di cosmeticorressia, un’autentica patologia mentale.
L’uso ossessivo della cosmetica si sta diffondendo tra preadolescenti e bambini. E’ proprio una società spietata quella in cui si vive, non lascia in pace nemmeno i minori diventati prede prelibate per la cosmetica. Sembrano tutti assaliti dalla mania di avere una pelle perfetta a qualunque costo, fino ad essere fagocitati da un meccanismo che porta all’uso smodato di prodotti cosmetici.
Il fenomeno è diventato allarmante, tanto che ha suscitato l’interesse della psicologia, che ha coniato il termine di cosmeticorressia. Il disturbo mentale, perché tale è, diventa esasperato dalla assonanza della bellezza coi farmaci, dall’esplosione dei mercati cosmetici e, per ultimo, dai social su cui si assiste all’esibizione e esaltazione dell’aspetto fisico.
Sui social network è un continuo profluvio di immagini che rasentano la perfezione e chi osserva si fa prendere da una smania incontrollabile di imitare quei modelli. L’aspetto deplorevole è che i bambini si esibiscono sul palcoscenico virtuale col consenso dei genitori. All’inizio, quando il fenomeno non era così pervasivo, l’uso eccessivo di cosmetici era sconsigliato dai dermatologi perché provocavano dermatiti e irritazioni, acne e punti neri, allergie e perdita dell’equilibrio naturale. Ora vanno ad incidere anche sui comportamenti compulsivi.
Il disturbo, tuttavia, ancora non è stato diagnosticato ufficialmente ma a breve potrebbe entrare nel novero dei “disturbi mentali clinicamente rilevanti”. Inoltre è sintomatico di una certa visione della bellezza, sempre giovane, curata e attenta al benessere. Il mezzo di trasmissione della malattia è il web, nel cui mare magnum cadono i più fragili, i bambini e i preadolescenti. Inizia così quel processo dei baby influencer, che diventano famosi sui social accumulando migliaia di follower.

Spesso i loro profili vengono aperti e gestiti dai genitori, che li trasformano in vere e proprie star del web in grado di influenzare le decisioni di acquisto di altri genitori e dei loro coetanei. Questa folle corsa alla perfezione estetica può generare una distorta percezione del proprio corpo che genera ansia facendo precipitare il soggetto in un vortice continuo.
L’uso massiccio di make up, sieri e creme pensati per adulti non è solo una moda social, è, come si è visto, un tema di salute, educazione al consumo e responsabilità delle piattaforme. Nei tempi passati a molte bambine sarà capitato di “giocare” col trucco delle mamme per “scimmiottare i grandi”. Ora bisogna domandarsi perché il gioco è finito e a quell’età si vuole migliorare il proprio aspetto?
Certo è necessario un maggior controllo della famiglia ma nel caso in specie è proprio quest’ultima a stimolare l’uso dei social, dunque andrebbero monitorati ed educati i genitori, altroché… Ma, allo stesso tempo, andrebbero rafforzate le tutele delle autorità competenti, perché quando il target sono i bambini, non è solo una scelta di economia ma di benessere psicofisico.
La cosmeticoressia è il segnale di un mercato che intercetta sempre prima le fragilità, con l’esaltazione di modelli perfetti e irraggiungibili in un’età in cui si dovrebbe pensare ad altro, non a stare continuamente davanti allo specchio.
Perché si è considerati consumatori sin dalla nascita, ma non individui.