SE MI ABUSI TE LO TAGLIO

La castrazione chimica per i molestatori sessuali per vizio, cure mediche per i malati sessuali conclamati?

Spesso di fronte ai numerosi casi di violenza sessuale contro le donne e i minori è stata invocata la castrazione chimica nei confronti dei sex offender, ovverosia i molestatori sessuali. Questa pratica, in uso da oltre 70 anni, si può definire come una terapia antagonista del testosterone che, attraverso la somministrazione di farmaci sotto forma di capsule o iniezioni sottocutanee, inibisce la produzione e il rilascio in circolo dell’ormone maschile da parte dei testicoli. Il primo farmaco ad essere utilizzato a questo scopo nel 1944 fu il dietilstilbestrolo, principio attivo adoperato in passato per evitare gli aborti, e successivamente il benperidolo, antipsicotico che agisce sui centri del desiderio.

Nel 1981 fu la volta del medrossiprogesterone acetato – meno costoso e diffuso soprattutto negli Stati Uniti -, del ciproterone acetato, del bicalutamide e degli analoghi Lhrh, farmaci di tipo agonista dell’ormone di rilascio dell’ormone luteinizzante Lh, nati per combattere il carcinoma alla prostata e alla mammella ed i fibromi uterini. Spesso a questi composti si affianca l’uso di psicofarmaci che bloccano l’azione della dopamina, il neurotrasmettitore responsabile del desiderio e del piacere sessuale, stimolando la sintesi della prolattina, nota per interferire col funzionamento erotico. Recentemente è stato sperimentato in Svezia un nuovo farmaco, il degarelix che, contrariamente agli altri, non induce innalzamenti di testosterone nella fase iniziale del trattamento.

Piuttosto pesanti sono gli effetti collaterali, tra i quali: impossibilità di ottenere un’erezione; diminuzione dei peli corporei; aumento dell’adipe su fianchi, cosce e mammelle; alto rischio di malattie cardiovascolari, diabete, osteoporosi, depressione; scarsa reattività agli impulsi e agli stimoli.

Questa metodologia di inibizione della libido è praticata in diversi Paesi del mondo: Svezia, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Estonia, Lituania, Ungheria e Islanda. In questi Paesi l’adesione del condannato è volontaria e questi viene informato circa i rischi per la sua salute. In Polonia e in Russia, invece, è una punizione obbligatoria che riguarda i colpevoli di stupro di minorenni. La castrazione chimica è in vigore inoltre in Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Israele ed è obbligatoria in otto Stati americani: California, Florida, Georgia, Louisiana, Montana, Oregon, Winsconsis e Texas. Nel maggio del 2018 anche il Kazakistan ha praticato la castrazione chimica su un pedofilo, tanto che il presidente Nursultan Nazarbayev ha investito migliaia e migliaia di euro per finanziarla, acquistando 2mila dosi di farmaci. A partire dal giugno 2019 viene applicata obbligatoriamente anche nello Stato dell’Alabama ai criminali che hanno commesso reati sessuali verso i minori di 13 anni.

Ma è davvero una soluzione risolutiva quella della castrazione chimica? E’ difficile prevederlo perché due o tre mesi dopo la soppressione dei farmaci il testosterone dovrebbe tornare a livelli normali. E il desiderio sessuale? Non è da escludere che possa di nuovo manifestarsi, oppure diminuire sensibilmente, come accade a coloro che seguono una terapia ormonale contro un tumore. Oltre alla cura ormonale, è consigliato anche un percorso riabilitativo psichiatrico. Il professore Andrea Salonia, urologo e andrologo, esperto di medicina sessuale presso l’ospedale San Raffaele di Milano, rivela a Corriere.it: “Non è dal livello di ormone maschile che si può capire se un uomo diventerà un sex offender. Inoltre, una volta terminati gli effetti della castrazione chimica, nessuno garantisce la non recidività del soggetto”. A sfavore del trattamento si schiera anche il criminologo Paolo Giulini, a capo dell’unità di trattamento intensificato per autori di reato sessuale nel carcere di Bollate e presidente del Cipm, Centro italiano per la promozione della mediazione a Milano. Ad “Estreme Conseguenze” dichiara: ”La recidiva per questi tipi di reati è intorno al 17% contro il 53% dei detenuti per altri reati. La castrazione è una fake news. Non tutti coloro che hanno fantasie devianti le pongono in atto diventando criminali e il silenzio ormonale è comunque reversibile”.

Salvini

In Italia il tema della castrazione chimica è stato rilanciato da Matteo Salvini dopo lo stupro di una donna di 36 anni a Viterbo da parte di due ex militanti di Casapound nell’aprile 2019. I testi di legge presentati sul blocco androgenico volontario e reversibile non hanno trovato d’accordo gli allora alleati di governo grillini: l’emendamento presentato dal Carroccio al ddl “Codice rosso” ha scaturito un duro scontro ed è stato bocciato. In realtà, la prima proposta leghista risale al 2014 ed è stata firmata dall’ex sottosegretario dell’Interno Nicola Molteni. Assegnata alla commissione Giustizia della Camera nel settembre dello stesso anno, il relativo iter parlamentare non è mai stato avviato. Ripresentata nuovamente, è stata affidata alla commissione Giustizia nel giugno 2018, ma non è ancora stata esaminata. Un’identica proposta era stata presentata anche al Senato da Roberto Calderoli a firma dell’ex ministro Gian Marco Centinaio, allora capogruppo della Lega, e prevedeva anche la castrazione chirurgica in caso di stupratori recidivi: pure in questo caso non è stato avviato l’esame.

In sintesi, per imporre un trattamento farmacologico è imprescindibile il consenso dell’interessato. Sarebbe necessario modificare la nostra Costituzione con una legge ad hoc. L’articolo 32, infatti, stabilisce che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

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