ROMA – CONGRESSO ON LINE PER LE ULTIME STELLE GRILLINE. FIACCA L’ADESIONE DELLE PERIFERIE

Il partito di Grillo si presenta agli stati generali on line in un momento di profonda trasformazione. Gli entusiasmi di un tempo sono solo un ricordo.

Roma – Grande attesa per gli “Stati Generali” del M5S ma non c’è la stessa emozione, e l’entusiasmo, di un tempo. Viste le polemiche ed i lati oscuri di tante vicende interne anche Davide Casaleggio ha dichiarato forfait. Ormai, nella sostanza, il movimento grillino è diventato un partito come tutti gli altri, e nulla è più come prima.

Quella di sabato sarà un’assemblea anestetizzata che non sceglierà tra la solitudine del primo amore o la tresca con la Lega ed il Pd, ma porterà ad una spaccatura che determinerà ulteriori “vuoti”. Sarebbe meglio, ormai, chiamarlo congresso, anche se appare una contraddizione nei termini con i tempi che corrono.

Davide Casaleggio

Perché mai si sarebbe pensato che il partito, più anti-partito che ci sia stato in Italia, quello che conquistava solo due anni e mezzo fa un voto su tre alle elezioni promettendo di scardinare i vecchi rituali di palazzo, sarebbe finito in una situazione da Prima Repubblica, con le sue molteplici correnti sempre in lotta fra loro. 

La fotografia che emerge dalle cronache resta in effetti paradossale: un partito di maggioranza relativa, il perno decisivo in entrambe le coalizioni che si sono alternate al governo dal marzo 2018 a oggi, che sembra a caccia di quella identità in grado di dare nuovo smalto e più voglia di fare. Ormai qualsiasi iniziativa appare come una forzatura. In molti hanno dovuto prendere atto della difficile arte di amministrare. D’altronde è più semplice fare opposizione che governare la cosa pubblica.

Il comico Beppe Grillo

Così tutti i buoni propositi e le promesse fatte agli italiani finiranno nel cestino. La gente ha digerito di tutto. Anche i due anni passati dal trionfo delle politiche alla pandemia riuscendo a imporre un premier come Giuseppe Conte, sconosciuto ai più ma buono per tutte le stagioni.

Come non ricordare il reddito di cittadinanza, difettoso per quanto si vuole ma comunque diventato realtà e poi il taglio di alcuni benefit per i politici professionisti; la rimessa in discussione delle privatizzazioni; l’apertura commerciale e ideologica alla Cina; un referendum per ridurre il numero di parlamentari. Insomma non si può dire che i pentastellati siano stati con le mani in mano. Certo avrebbero potuto fare molto di più ma la comunella col Pd ha fatto vacillare la fedeltà di molti.

                                      Il premier che gioca con i pastelli

Infatti nulla di quanto fatto è servito ad unire. Solo divisioni, espulsioni e dimissioni. E non sembra che tra i fedelissimi vi siano nuove energie e nemmeno all’esterno. Di contro anche il Pd, una volta siglata l’alleanza con il M5S, ha assunto una personalità più marcatamente populista, priva di fascino e, se vogliamo, di riscontri in termini di consenso politico.

Tuttavia è ormai evidente che il partito di maggioranza relativa debba puntare a risolvere alcune contraddizioni organizzative e ideali che si sono palesate ormai da tempo. La prossima assise dunque aprirà i battenti, si fa per dire, con tutta una serie di lagnanze su base territoriale e potrebbe servire ad offrire spazi di democrazia meno controllata e plebiscitaria.

Così al termine delle riunioni regionali, che si sono concluse lo scorso fine settimana, gli iscritti che hanno partecipato ai lavori hanno scelto i loro rappresentanti che parteciperanno alla due giorni conclusiva on line del partito di Grillo il cui lato comico si è raffreddato da tempo. A conti fatti sono 978 i candidati definitivi, dei quali solo i 30 più votati verranno resi noti. Numerosi militanti, per di più, si sono dichiarati contrari al voto in rete perché il sistema permetterebbe il conteggio di più voti da parte dello stesso elettore. Insomma una burla.

In ogni modo ai lavori congressuali telematici prenderanno parte anche i “facilitatori regionali” per gli affari interni, i quali hanno già organizzato e coordinato le riunioni territoriali. Alle assemblee locali, ad ogni buon conto, avrebbero partecipato soltanto 8.000 dei 115.000 iscritti. Praticamente quattro gatti.

Alla base dello scontro c’è soprattutto il terzo mandato parlamentare. Di Battista e Casaleggio sono contrari mentre Di Maio vorrebbe sfatare il tabù e concedere il terzo mandato a tutti. E poi parlavano dei democristiani. Al termine di quella che si preannuncia una baruffa più di qualche “stella” cadrà dal firmamento grillino. C’è da scommetterci. 

 

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