RICATTO AL GOVERNO: NE LICENZIO 5.000 MA NON CHIUDO.

Un ricatto al Governo quello della ArcelorMittal? 5.000 licenziamenti in cambio di una produzione dimezzata? Quale sarà il danno all'intera filiera dell'indotto siderurgico? Domande a cui non seguiranno risposte.

Taranto – Sarà lo Stato a salvare l’ex Ilva? Quanto tempo dovranno passare in cassa integrazione i circa 8.000 lavoratori? Le risposte non sembrano ancora chiare come, del resto, tutta la situazione che ruota intorno al colosso siderurgico pugliese.

Su Rai Radio1 il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli è stato chiaro:

“…Diamo per scontato – ha dichiarato il ministro – che arriverà un piano che non è assolutamente in linea con quanto abbiamo discusso per mesi fino a marzo e con quanto si aspetta il governo… Non capiamo la profondità dei tagli, è inaccettabile. Se Mittal ha deciso di andarsene se ne vada ma si rispettino le clausole del contratto e le penali previste…”

La strategia di ArcelorMittal sembrerebbe quella di nascondersi dietro la crisi sanitaria per venire meno agli accordi precedentemente assunti e di utilizzare la scappatoia concessa dal governo per lasciare l’impianto ai primi di novembre. In base a quanto dichiarano nella Cigo, l’azienda dovrebbe continuare a scartamento ridotto: “…Riteniamo di dover procedere a una riduzione della propria attività produttiva a causa dell’emergenza epidemiologica Covid-19 ancora in atto…” . Tale iniziativa produrrebbe effetti catastrofici che la stessa multinazionale ha già valutato:“…Ci saranno riflessi in termini di calo delle commesse e ritiro degli ordini prodotti, considerato altresì il blocco di parte delle attività produttive, manifatturiere, distributive e commerciali che hanno reso difficilissima, peraltro, anche la chiusura degli ordini e delle fatturazioni…”.

Nel frattempo, lo stand-by dell’ex Ilva ha causato problemi a tutta la filiera industriale collegata al colosso siderurgico.

“…Vista la insostenibilità della situazione – ha dichiarato Vincenzo Castronuovo, coordinatore Fim Cisl per l’indotto-appalto -, la ditta d’appalto Ferplast ha ritirato i lavoratori dallo stabilimento siderurgico di Taranto. Si tratta di un’azienda con oltre 200 addetti tra contratto a termine e a tempo indeterminato. Le aziende terze, che avanzano molti soldi da ArcelorMittal, sono in ginocchio…”. Parole dure, che non lasciano spazio all’immaginazione. Secondo Castronuovo, ArcelorMittal avrebbe contattato le imprese promettendo un accordo che, però, non sarebbe mai andato importo. “…E dalla fabbrica adesso non risponde nessuno…” ha aggiunto.

“…Le aziende terze – ha concluso il sindacalista – che avanzano molti soldi da ArcelorMittal hanno mandato lettere al committente annunciando che saranno costrette a ritirare i lavoratori dallo stabilimento siderurgico. Quando si profilava la data dell’uscita dalla fabbrica, ArcelorMittal ha contattato le imprese promettendo loro un acconto, che però non si è visto… La situazione dell’indotto sta diventando una catastrofe economica, imprenditoriale e occupazionale…”.

Aspre critiche sono arrivate anche da parte della Fiom Cgil che nelle scorse ore ha diramato un comunicato ufficiale in cui spiega la situazione:

“…In queste ore – ha aggiunto Francesca Re David, della segretaria generale Fiom-Cgil- . si susseguono dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico circa la presentazione di un nuovo piano industriale da parte di ArcelorMittal, così come da impegni assunti nell’ultimo incontro. I contenuti del piano continuano ad essere sconosciuti alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori, in una drammatica condizione che riguarda tutti gli stabilimenti del gruppo. Non ci si può semplicemente nascondere dietro l’emergenza Covid-19 perchè sono evidenti le condizioni e le responsabilità precedenti alla pandemia, come anche l’indifferenza dell’azienda rispetto all’accordo sindacale sulla piena occupazione. Allo stato gli stabilimenti sono pieni di cassa integrazione e vuoti di investimenti. È necessaria una convocazione urgente da parte del Governo per una valutazione sullo stato della trattativa, sul significato e sui tempi dell’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti nella proprietà. Ed è urgentissima la convocazione del tavolo di settore per tutta la siderurgia. Discutere delle crisi irrisolte, dei cambi di proprietà, dell’intervento pubblico, del green new deal in siderurgia e nelle sue filiere strategiche, senza i lavoratori e i sindacati che li rappresentano, sarebbe una scelta sbagliata e non accettabile…”.

La preoccupazione maggiore è che il nuovo piano di ArcelorMittal si presenti come un ricatto allo Stato. Ovvero la permanenza in cambio di una consistente riduzione dell’organico. Nello specifico si ipotizza che gli esuberi suggeriti dalla ditta possano essere 5.000.

5mila famiglie che da un giorno all’altro si troverebbero sul lastrico, e nel bel mezzo di una delle più profonde crisi economiche della storia italiana e forse mondiale.

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