Quattordici gli imputati alla sbarra nel dibattimento in svolgimento a Reggio Emilia per i presunti affidi illeciti di bambini.
Reggio Emilia – Giunge alla fase cruciale il processo di primo grado con rito ordinario sui presunti affidi illeciti di Bibbiano, noto come “Angeli e Demoni”. Stamattina il pubblico ministero Valentina Salvi, affiancata dal procuratore capo Calogero Gaetano Paci, ha pronunciato le richieste davanti al collegio della Corte d’Assise di Reggio Emilia, presieduto da Sarah Iusto, con i giudici a latere Michela Caputo e Francesca Piergallini. Per i 14 imputati, accusati a vario titolo di aver manipolato relazioni e psicoterapie per allontanare bambini dalle famiglie, le richieste spaziano da condanne pesanti ad assoluzioni parziali.
L’inchiesta su Bibbiano
L’inchiesta, condotta dai carabinieri, ha scosso l’opinione pubblica dal 2019, ipotizzando che operatori dei servizi sociali della Val d’Enza abbiano falsificato documenti e indotto falsi ricordi di abusi sessuali nei minori per giustificarne l’allontanamento. La richiesta più alta è per Federica Anghinolfi, 63enne ex responsabile dei servizi sociali: 15 anni (11 anni e mezzo per i reati principali, più 3 anni e mezzo per episodi scollegati). Segue Francesco Monopoli, 40enne assistente sociale, con 11 anni e mezzo. Entrambi furono ai domiciliari per sei mesi.
Le pene richieste dal pm
Per Nadia Bolognini, 55enne psicologa del centro “Hansel e Gretel”, chiesti 8 anni e 3 mesi; per Imelda Bonaretti, 47enne psicologa Ausl, 6 anni e 6 mesi; per Annalisa Scalabrini, 32enne assistente sociale, 6 anni e 4 mesi. Più lievi le richieste per Federica Alfieri (2 anni), Valentina Ucchino (1 anno e 8 mesi) e Flaviana Murru (8 mesi), tutte dell’Ausl, con attenuanti generiche per condotte ritenute occasionali. Per la coppia affidataria Fadia Bassmaji (40 anni) e Daniela Bedogni (46 anni), 3 anni; per le educatrici Katia Guidetti e Maria Vittoria Masdea, 4 anni ciascuna; per Sara Gibertini, 5 anni; per Marietta Veltri, 3 anni e mezzo con attenuanti per la collaborazione.
Il pm ha chiesto assoluzioni per singoli capi d’imputazione, riqualificazioni o prescrizioni per alcuni reati minori. Il processo, che ha diviso l’opinione pubblica tra accuse di sistema corrotto e difese degli operatori, si avvia verso la fase finale. Le difese preparano le arringhe, mentre le famiglie dei bambini coinvolti attendono un verdetto che potrebbe riscrivere una pagina controversa della storia giudiziaria italiana.