Le banche sono preoccupate per la senescenza della popolazione e per la possibile riduzione dei depositi per mancanza di capitale umano. La politica dorme.
Meno nascite, meno crescita economica. Quello che gli studiosi di scienze sociali hanno definito “deserto demografico” è un tema ricorrente nel dibattito pubblico. Anche il più comune dei mortali è conscio che col calo delle nascite senza adeguate sostituzioni, la ricchezza nazionale ne risente perché si produce di meno. Il 18 maggio scorso a Roma è stata presentata l’indagine “Evoluzione demografica e servizi bancari” promossa dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana).
Evidentemente le banche sono preoccupate per l’invecchiamento della popolazione e della possibile riduzione per mancanza di capitale umano che possa depositare assegni e contanti. Un grave problema per chi è abituato ad annusare l’odore dei soldi, come i vampiri quando sentono quello del sangue. Secondo le stime di un tale “parterre de roi” se la tendenza proseguirà con lo stesso ritmo e senza interventi pubblici, il Prodotto Interno Lordo (PIL) potrebbe diminuire di oltre il 18% nel 2050 e il 30% nel 2080.
Chiaro che con questi numeri l’economia si blocca. E’ necessaria, secondo i luminari dell’ABI, una stretta collaborazione tra pubblico e privato su 4 categorie fondamentali: giovani, donne, laureati e migranti. Oggi su 100 lavoratori, ce ne sono 49 tra giovani e anziani. Nel 2050 aumenterebbero a 72 e nel 2080 a 75, a causa del peso che gli anziani avranno nella società. Da questi dati si desume che l’invecchiamento della popolazione avrà un forte impatto sul welfare state con costi insostenibili.
Gli effetti si riverseranno anche sulle pensioni, la cui spesa potrà raggiungere il 17% sul PIL, mentre oggi è del 15,4%. Tuttavia il problema non è tanto la solidità finanziaria del sistema, che potrebbe ancora reggere, quanto il rischio di pensioni basse, soprattutto per chi ha compiuto un percorso lavorativo irregolare e non continuo. Per arginare gli effetti negativi del “deserto demografico” bisogna intervenire su più aspetti.

In primo luogo agevolare l’inclusione delle fasce più deboli della popolazione. Poi una sinergia tra pubblico e privato nel credito, previdenza complementare, assicurazioni e educazione finanziaria. Ecco qual era il non tanto latente obiettivo: i fondi pensioni. Si tratta di una forma di risparmio pensata per il lungo periodo. Il suo obiettivo garantire un’entrata extra quando si smette di lavorare. Perché la pensione tende a essere sensibilmente più bassa rispetto all’ultimo stipendio percepito.
Possono aderire dipendenti (pubblici e privati), autonomi, professionisti ma anche studenti, casalinghe o figli minorenni a carico. Ora una persona comune si chiede: come si fa a risparmiare coi magri salari percepiti? Inoltre casalinghe, studenti e figli come fanno a investire se non percepiscono reddito? Sono domande banali, forse, ma ricorrenti tra la maggioranza delle persone che non trovano nessuna risposta.
L’ABI ha garantito il sostegno del sistema bancario a istituzioni, imprese e famiglie proprio in questo momento di profonda trasformazione delle esigenze sociali. Un motto popolare diffuso nell’antica Roma recitava “In ventre non si sazia di parole”, nel senso che se non si passa ai fatti concreti, le chiacchiere si disperdono nel vento.
Per fare questo si avverte la necessità di una Politica che abbia una visione e non si limiti all’ordinaria amministrazione. C’è nel nostro Paese?