Ci arrabbiamo con il benzinaio, ma al gestore – in realtà – resta solo le briciole mentre oltre il 60% del guadagno va allo Stato.
C’è un vecchio e comodissimo riflesso condizionato che si attiva ogni volta che accostiamo la macchina alla pompa: guardiamo il tabellone con i prezzi, lanciamo un’occhiataccia al gestore nel gabbiotto e iniziamo a imprecare contro “i petrolieri cattivi” o “il distributore ladro”. È una reazione umana, consolatoria, quasi liberatoria. Peccato solo che sia un’imponente, clamorosa e colossale cantonata.
Quando paghiamo un litro di benzina, il costo netto del combustibile pesa appena per il 30%. Il cosiddetto “margine lordo” – ovvero il pacchetto che comprende la raffinazione, la logistica e il guadagno del distributore – si ferma a un misero 8%. Tradotto in soldoni: chi raffina il greggio prende il 2%, chi lo trasporta sul camion prende il 2% e il “povero gestore” che vi pulisce il parabrezza porta a casa un risicato 2%.
E allora il restante 60% e oltre della cifra che vedete stampata sul display chi se lo prende? Risposta facile: i padroni assoluti della pompa. Il governo e il Fisco. A fare la parte del leone, infatti, sono le immancabili accise, che da sole divorano il 40% di quello che versate ad ogni pieno. Ma la vera perla, il capolavoro di sadismo fiscale a cui ci siamo rassegnati nel silenzio generale, è ciò che succede subito dopo: a quell’accisa spaventosa lo Stato applica l’IVA al 22%.
Avete capito bene, anche se lo sapete già: in Italia paghiamo regolarmente una tassa calcolata su un’altra tassa. Un corto circuito contabile che in un qualsiasi Paese normale verrebbe perseguito penalmente, ma che da noi si chiama semplicemente “gettito erariale per il bilancio pubblico”.
E allora la prossima volta che vi fermate a fare il pieno e vedete la lancetta del portafogli scendere a picco, risparmiate la saliva con l’operaio o con il gestore. Loro prendono le briciole per far camminare il Paese. I veri “rapinatori” non indossano la tuta da lavoro e non hanno le mani sporche di gasolio: siedono comodi sulle poltrone dei ministeri a Roma, incassano miliardi sulla pelle di chi deve lavorare e si godono lo spettacolo di noi che continuiamo ad arrabbiarci con la persona sbagliata.