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PD, Letta leva le tende. Corsa a due per la poltrona. O forse a tre?

Dopo la fallimentare gestione dell’attuale segretario, che ha deciso di dimettersi, è in pieno svolgimento la corsa per la sua sostituzione. E bisogna fare presto.

Roma – I dem si riarmano, lancia in alto, per affrontare il faticoso cammino congressuale dopo le annunciate dimissioni di Enrico Letta. La sfida sembra coagularsi intorno a due soli candidati, Stefano Bonaccini ed Elly Schlein, mentre cerca di farsi strada Paola De Micheli, ex lettiana, che si è candidata per prima rispetto agli altri, appetiti, che sono venuti fuori lentamente, dopo i riscontri delle rispettive basi elettorali. Dario Nardella, sindaco di Firenze, non si è candidato decidendo di appoggiare il Presidente della regione Emilia. Il lungo cammino del Pd verso il congresso conferma la stranezza della politica.

Vi sono finora due principali candidati. Il primo, Stefano Bonaccini, che ha incominciato a fare politica nel Pci, percorrendo tutte le tappe anche istituzionali, fino ad arrivare alla presidenza della Regione Emilia-Romagna. Quindi conosce assai bene l’apparato e le logiche correntizie. Ma sembra abbia fatto formalmente abiura e si presenta promettendo un rinnovamento del partito fondato sull’abolizione delle correnti, tanto che si vanta di non volere l’appoggio di nessuno dei gruppi organizzati che tanto pesantemente incidono sulla vita del Pd.

Enrico Letta, segretario uscente del PD.

Inverosimilmente vorrebbe solo una unica corrente, la propria. Insomma, è colui il quale ritiene che il necessario ricambio del gruppo dirigente dovrebbe arrivare dai territori, in primis i sindaci e presidenti di Regione. Dunque, un uomo dell’apparato contro l’apparato, che si propone la missione impossibile, dopo che il Pd avrà rafforzato la propria identità, di aggregare sia il M5s che il Terzo Polo.

La sua sfidante è Elly Schlein, nata in piena stagione renziana, quando il Pci già era scomparso, iscritta al Pd solo da pochi giorni, ma già vorrebbe tentare la scalata. Movimentista che si propone di cancellare il vecchio partito e costruirne uno nuovo, sfrattando tutta la nomenclatura. Insomma, come il suo principale concorrente, propone come strategia l’accordo con i gruppi della sinistra e del M5s, rompendo ogni possibile collegamento con Calenda e Renzi. Quindi una candidata alternativa che però è sostenuta dai signori delle tessere, in una sorta di ribaltamento della logica. Infatti, i principali capicorrente hanno già annunciato che faranno votare per lei.

Elly Schlein e Stefano Bonaccini, principali candidati allo scranno di Enrico Letta.

Qualche posto in cuccetta è, insomma, assicurato. È giusto che un partito in crisi discuta sulla modalità di riproporsi, ma vi dovrebbe essere un po’ di coerenza tra quanto si dice e la ricerca dei compagni di strada. Tra l’altro, mai come nelle ultime elezioni la coerenza ha avuto un premio elettorale. Resta un punto: non c’è un candidato veramente di rottura. La tecnica sembra sempre la stessa, affiancare intorno al vero candidato altre persone che potrebbero creare un po’ di entusiasmo, portare più persone alle primarie e legittimare meglio, così, il vincitore.

Tutti hanno una storia politica alle spalle. Schlein rappresenterebbe la cosiddetta società civile, ma è difficile pensare che la piattaforma identitaria incentrata sui diritti possa essere utile a tirare fuori il Pd dal caos in cui si è infilato. Non parliamo poi del possibile cambio di nome, sussurrato ma già abortito, il “partito del lavoro”, insomma il nuovo che avanza, si fa per dire.
Il PdL in salsa sinistrorsa. Ma sono solo canzonette…!

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