PARLARE DI ANTISIONISMO HA ANCORA UN SENSO?

Gli spettri del passato sono davvero morti e sepolti? I lugubri singulti contemporanei contro gli Ebrei preoccupano politicamente.

Giovedì 21 novembre è uscito in tutti gli schermi cinematografici italiani il film “L’ ufficiale e la spia” di Roman Polansky, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Harris. Il regista polacco ci racconta la vicenda di Alfred Dreyfus, capitano dell’esercito francese,  processato per alto tradimento e condannato a fine ottocento dalle autorità militari, senza prove, ma solo perchè ebreo (era sospettato di avere rivelato segreti di stato all’ambasciata tedesca). Il caso Dreyfus spaccò l’opinione pubblica d’oltralpe tra innocentisti e colpevolisti, il celebre intellettuale Emile Zola scrisse un articolo sul quotidiano L’Aurore con un titolo che più esplicito non poteva essere: “J’accuse”. L’autore accusava il sistema francese di aver condannato il capitano Dreyfus esclusivamente per la sua religione e per la sua razza e, dunque, per il pregiudizio antisemita che stava alla base.

Zola venne condannato a sua volta per diffamazione e, sebbene l’impianto accusatorio nei confronti del Capitano Dreyfus si rivelò inconsistente, dando origine ad un secondo processo, i giudici confermarono scandalosamente la sentenza di colpevolezza nei suoi confronti. In seguito Dreyfus ottenne la grazia e fu completamente riabilitato ad inizio novecento, ma la sua vicenda personale costituisce per la Francia una ferita profonda che non si è ancora rimarginata completamente.

Il film merita la visione ed ha vinto il “Gran premio della giuria” all’ultimo Festival di Venezia, contribuendo a sollevare un tema che, purtroppo,  è ancora di scottante attualità. Recentemente il Parlamento italiano ha infatti votato l’istituzione della cd. “Commissione Segre”, ovvero di una commissione che avrà il compito di vigilare sul razzismo e sull’antisemitismo, segnalando alle Camere e al Governo eventuali episodi di discriminazione razziale e religiosa.

Chi si aspettava un voto unanime dalle forze politiche è rimasto deluso: il centrodestra compatto si è infatti astenuto, sostenendo che la “sinistra” avrebbe inteso utilizzare tale organismo per “combattere” la politica nazionalista della Lega e di Fratelli d’ Italia, incarnata dallo slogan: “Prima l’Italia e gli italiani” . Ovviamente questa discutibile presa di posizione ha generato un animato dibattito sulla stampa e nei talk show televisivi, dove la giornalista Lilli Gruber ha litigato in diretta con Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, la quale, davanti alla domanda diretta della conduttrice (“vi è oggi un problema di antisemitismo nella destra italiana?”), ha cercato di svicolare parlando del pregiudizio sionista che esisterebbe, invece, nella sinistra. Non possiamo  purtroppo ignorare l’evidenza: nella destra italiana esiste un problema di razzismo e di antisemitismo. Lo “zoccolo duro” dei due partiti principali non simpatizza per gli extracomunitari, senza distinzione tra regolari ed irregolari, e guarda con sospetto alla comunità ebraica; e se non assistiamo ad eclatanti episodi di intolleranza è solo perchè la presenza ebraica nel nostro paese è veramente limitata.

La decisione di astenersi nella votazione ha voluto conseguentemente blandire quelle frange più estreme degli elettorati di Lega e Fratelli d’Italia che non hanno mai veramente riconosciuto la democrazia liberale e che sono state conquistate dalla politica xenofoba ed ipernazionalista dei due movimenti. Contemporaneamente non possiamo nemmeno negare che la sinistra italiana, storicamente filopalestinese, non ha mai digerito la politica sionista dei governi israeliani: pur condannando l’antisemitismo e l’Olocausto, tale schieramento ha infatti parimenti condannato la tendenza espansionistica dai governi Sharon e Netanyau, contribuendo indirettamente ad alimentare nuove forme di antisemitismo. Non è certo un caso che il Gran Rabbino d’Inghilterra, per la prima volta nella storia di quel Paese, abbia invitato gli elettori britannici a non votare per il leader laburista Jeremy Corbin, vetero marxista che ha sempre manifestato una spiccata antipatia per il popolo israeliano.

Inoltre i lettori più attenti avranno notato che il grande romanziere Ken Follet (da sempre simpatizzante dei laburisti), nella sua monumentale trilogia sulla storia del Novecento, ha volutamente evitato di approfondire due episodi chiave: l’Olocausto del popolo ebraico ed il successivo conflitto arabo-israeliano. Il pregiudizio antisemita non è nato con Hitler e non si è certo esaurito dopo la sconfitta del nazismo nella seconda guerra mondiale: continua purtroppo ad essere alimentato non solo da una parte del mondo intellettuale, ma anche da frange di facinorosi estremisti, che si rendono protagonisti in Germania, come in altri paesi, di atti vandalici contro sinagoghe e cimiteri ebraici; mentre l’Italia ha visto raduni di nostalgici, dove i più esaltati esibivano magliette che inneggiavano ad Auswchitz ed all’Olocausto.

La commissione Segre, in questa ottica, è chiamata a svolgere una funzione importante e delicata: impedire ed arginare pericolosi rigurgiti razzisti e xenofobi nel nostro paese e, contemporaneamente, evitare di venire strumentalizzata per finalità esclusivamente politiche dai suoi promotori.

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