P2 LA LOGGIA DAI MILLE SEGRETI CHE RESISTONO AL TEMPO

La trattativa Stato-mafia aveva come valido mediatore Licio Gelli ma i misteri degli accordi scellerati rimarranno ancora a lungo nei cassetti del potere

Nella “trattativa Stato-mafia” non poche sono le ombre relative al ruolo della P2, la loggia massonica di Licio Gelli. Gettare luce sui punti oscuri della vicenda non è semplice, per le tante reticenze da una parte e dall’altra. Quel che è certo sono i contatti che il “maestro venerabile” ebbe con vari esponenti di Cosa Nostra. Uno dei rapporti più documentati grazie alle dichiarazione di testimoni diretti, è quello tra Gelli e don Vito Ciancimino, il cosiddetto “sindaco dei corleonesi”.

Il figlio di Ciancimino, Massimo, dalle cui rivelazioni presero il via le indagini della Procura di Palermo proprio su quella fase di contatto tra esponenti dello Stato e mafiosi, rese noto un incontro tra il padre e Licio Gelli, avvenuto proprio nel 1992.

“L’estate delle stragi – dichiarò Ciancimino – mio padre incontrò a Cortina Licio Gelli. I magistrati hanno trovato anche i riscontri. Nel ‘92 c’erano progetti politici di nuovi partiti, credo che si siano confrontati su questo”.

Vito Ciancimino

Dunque pare che i due si interessassero all’embrionale Seconda Repubblica e ai suoi protagonisti. In effetti, secondo le rivelazioni del figlio, un altro incontro tra i due avvenne durante una riunione politica:

Mio padre – raccontava Ciancimino ai magistrati di Caltanissetta il 31 marzo del 2009 – partecipò anche a un incontro di una forza autonomista a Roma (che si svolgeva in Via Aurelia, come precisò in sede di verbalizzazione), ove era presente anche Licio Gelli. Ricordo che mio padre si fece accompagnare da me, nell’agosto del 1991 o del 1992, anche a Cortina d’Ampezzo, ove incontrò proprio Gelli dopo la riunione di cui ho parlato”.

D’altronde, i rapporti tra Gelli e Ciancimino erano chiacchierati anche negli ambienti mafiosi. Secondo le dichiarazioni di Cosimo Chiloro, agente di polizia penitenziaria, teste davanti alla Corte d’Assise di Palermo nel processo Trattativa Stato-mafia, anche Totò Riina si disse certo dei legami tra il sindaco e l’imprenditore. Infatti, secondo quanto Chiloro dichiarò ai giudici di Palermo, Riina, su Vito Ciancimino, gli avrebbe confidato: “A Palermo è diventato sindaco, ha fatto gli affari con le case. Dietro di lui c’era L.”. L. stava per Licio Gelli. Infatti “Riina ha fatto il nome di Licio Gelli” aveva chiarito Chiloro “nel momento in cui si accorse dalla mia espressione che non capivo a chi si riferiva con L.”.

Nel terreno della politica, i due furono avvicinati dalla Lega Meridionale – Centro-Sud-Isole, un movimento politico fondato nel 1989 dall’avvocato Egidio Lanari, dal Gran Maestro siciliano Giorgio Paternò, dal pugliese Donato Cannarozzi e dal calabrese Enzo Alcide Ferraro. Fu in quel periodo, infatti, che Lanari propose pubblicamente la candidatura alle successive elezioni politiche sia a Vito Ciancimino che a Licio Gelli. Di quelle candidature non se ne fece niente, nonostante lo stesso Ciancimino avesse dichiarato alla stampa:

“La Lega Meridionale mi ha proposto di presentarmi nelle sue liste garantendomi un seggio al Senato: accetterò, poiché ritengo che le elezioni siano molto più vicine di quello che si pensa”.

Resta però il fatto che i due probabilmente avessero partecipato insieme ad alcune riunioni con i rappresentanti del movimento, come rivelò il figlio di Ciancimino. I rapporti tra Gelli e Ciancimino meriterebbero forse un approfondimento, per comprendere appieno quella fase così tragica del nostro Paese.

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