ORGIA: UNA LUNGA STORIA DI PREGIUDIZI

Orgia in casa di riposo: scandalo in Israele; Scandalo sessuale in Cina: le immagini dell’orgia dei dirigenti; Chioggia, orgia dietro il bancone del bar fa scandalo anche in TV; Scandalo Argentina, orgia con gli studenti. Questi sono solo i primi quattro titoli di articoli apparsi una volta digitata la parola esecranda nel motore di ricerca. Spicca, immediato, il ricorrente accostamento dei termini “orgia” e “scandalo”. Sembra che l’uno non possa sussistere senza l’altro.

Probabilmente, se chiedessimo ai più di fornirci un’elementare definizione della parola “orgia”, la risposta più comune sarebbe “atto sessuale scandaloso che coinvolge più persone di medesimo o differente genere”. Nell’immaginario collettivo è un quadro di dissolutezza estrema, dalle tinte porpora. Una tela di corpi nudi avvinghiati, di organi sessuali in bella mostra, di lussuria e perversione. Così è stata dipinta dai pittori, decantata nei versi dai poeti maledetti e rappresentata nelle più piccanti scene dei film.

Partendo dal presupposto che “in amore tutto è lecito”, sempre nel rispetto dell’altrui persona, definire un atto sessuale di gruppo tra persone adulte e consenzienti come scandaloso suona contradditorio. Anzi, chi giudica troppo severamente, talvolta è spinto da quell’invidia maliziosa nei confronti di chi vive con libera serenità la sfera sessuale.

Ciò premesso, occorre compiere un salto nel passato, alla scoperta dell’originale significato di “orgia”, vocabolo che, come tanti altri, ha subito un processo di volgarizzazione allontanandosi dalla sua più autentica accezione. Storpiato nel tempo, correntemente indica, in modo riduttivo e improprio, un’attività sessuale cui partecipano almeno tre persone. Sarebbe sufficiente consultare un vocabolario, abitudine purtroppo caduta in disuso, o almeno uno dei primi siti disponibili online di definizioni come Wikipedia, per scoprire che “orgia” in senso proprio indica invece una cerimonia collettiva non necessariamente attinente alla sfera sessuale.

La parola in oggetto, in latino e in greco, significa rito sacro, celebrazione di misteri e indica propriamente feste e cerimonie, comuni nella tradizione di numerose religioni dell’antichità spesso caratterizzate dalla “temporanea abolizione delle norme che regolano il comportamento consueto di una comunità”.

Le più celebri sono quelle legate al culto di Dioniso, di Demetra e di Cibele coincidenti con feste iniziatiche connesse alle fasi dell’agricoltura e all’alternarsi delle stagioni. Gli atti sessuali che ne potevano essere un aspetto, sono da leggere come riti propiziatori alla fecondità della terra. L’orgia, però, non sempre si manifestava attraverso la libera sessualità: spesso era una sorta di estasi e di abbandono a spensieratezza e licenziosità, favoriti dall’assunzione di bevande alcoliche.

L’orgia, riattualizzando il caos mistico precedente la creazione, rende possibile il ripetersi della creazione stessa permettendo la rigenerazione ciclica del mondo agrario. Avendone compreso appieno l’antico significato ecco cosa scriveva il grande Mircea Eliade:

“… Il senso nascosto dell’orgia rituale era questo: la fusione di tutte le cose, la soppressione di tutti i limiti, la sospensione di ogni ‘forma’, di ogni distanza e discriminazione…”.

Naturalmente continueremo a leggere e sentir pronunciare la parola esecranda e scandalosa esattamente quanto prima, o forse anche di più, poiché vi presteremo maggior attenzione, ma consapevoli del suo più puro, sacro e autentico significato. E se mai qualcuno dovesse parlarvi di un’orgia, ricordatevi di chiedergli: “Per quale occasione religiosa?”.

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