NATALITA’: CALA A PICCO NEL SUD, RIPRENDE NEL NORD

In Italia non si fanno più figli: 467 mila nascite contro 647 mila decessi ovvero il livello di ricambio naturale più basso in assoluto dal 1918. Crisi economica e incertezze nel futuro incidono negativamente sulle coppie

Secondo la definizione formale, il tasso di natalità è il rapporto tra il numero dei nati vivi dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000, come si evince dalla seguente formula di calcolo:

n(x)=x1000

Dove: n(x) è il tasso di natalità dell’anno x espresso in nascite per 1.000 abitanti, N(x) è il numero di abitanti dell’anno x, P(x) la popolazione al 31/12 dell’anno x e P(x-1) la popolazione al 31/12 dell’anno precedente all’anno x. Ovviamente è diverso da un paese all’altro e su di esso influiscono lo sviluppo economico, il grado di modernizzazione, le politiche demografiche, i fattori sociali, strutturali e culturali. Stando agli ultimi dati Istat, in Italia non si fanno più figli: 467 mila nascite contro 647 mila decessi, tanto da rappresentare il livello di ricambio naturale più basso in assoluto del nostro paese dal 1918. Al 1° gennaio 2020, i residenti risultavano essere 600 milioni 317 mila, ovvero 116 mila unità in meno su base annua.

Il processo di crescita della popolazione pare si sia arrestato al Centro e al Sud, mentre è aumentato al Nord. Nello specifico, al Centro si è registrato un calo del 2,2 per mille e al Sud del 6,3. La Sardegna ha visto nel 2019 una riduzione della popolazione pari al 5,3 per mille, mentre sia il Molise che la Basilicata hanno perso circa l’1% della loro popolazione. Nelle province autonome di Bolzano e Trento si è osservata, contrariamente, una crescita pari rispettivamente al 5 e 3,6 per mille, con un incremento anche in Lombardia del 3,6 per mille e in Emilia Romagna del 2,8.

Il dato relativo al numero medio di figli per donna è sceso sotto la soglia di riproduzione dei 2,1 ed è rimasto immutato dal 2018, cioè 1,29: il tasso più alto è al Nord, con 1,36 figli per donna, che supera quello del Centro con 1,25 e del Mezzogiorno con 1,26. Circa un quinto delle nascite del 2019 riguarda donne straniere che hanno avuto in media 1,89 figli, contro l’1,94 del 2018. L’età media per formare una famiglia è decisamente, salita toccando i 32,1 anni, a causa della durata degli studi accademici, della persistente difficoltà nel trovare un’occupazione e dei lunghi periodi di precariato. Tutti questi fattori hanno fatto sì che la fecondità espressa dalle donne 35-39enni superasse quella delle 25-29enni.

Il direttore del DIRM Istat (Dipartimento per lo sviluppo di metodi e tecnologie per la produzione e diffusione dell’informazione statistica e per le relazioni internazionali) Vittoria Buratta, sostiene che in Italia, per incrementare la natalità, si debba puntare sulle misure che conciliano il lavoro e la famiglia per le donne, cioè orari più flessibili, servizi di sostegno, permessi speciali. Inoltre, ricorda che gli italiani avevano già toccato un punto molto più basso in termini di fecondità, rispetto a oggi, nel 1995: le donne, all’epoca, avevano 1,19 figli di media. La ripresa fu possibile grazie alla crescita economica e all’immigrazione straniera. Quest’ultima però non può essere una soluzione a lungo termine, in quanto le donne straniere adottano le nostre stesse abitudini e, prima o poi, il loro tasso di fecondità diventerà simile al nostro.

Il vero problema, secondo Buratti, è che la procrastinazione degli eventi della vita ha determinato una non coincidenza tra “il calendario sociale” e “il calendario biologico”, al punto che quando si ha la volontà di avere un figlio, la donna non è più feconda. Per il sostegno alla famiglia in Italia si fa ben poco: i dati Eurostat dimostrano che ci troviamo agli ultimi posti in Europa per contributi statali al reddito. Il 5,97% del nostro PIL è destinato al finanziamento delle misure, contro una media comunitaria del 9%. Tra gli Stati membri, siamo al 23esimo posto su 28 per impegno a sostegno dei nuclei familiari. In termini di assegni non eccelliamo: ad esempio la Germania in media concede assegni pari a 1.233 euro a persona, mentre l’Italia fornisce aiuti medi pro-capite di 431 euro.

Cosa ha proposto la Manovra 2020 in questo senso? Nel nuovo pacchetto famiglia, Legge di Bilancio 2020, è compreso il potenziamento del “bonus asilo nido” che aumenta fino a 3.000 euro per le famiglie con redditi medio-bassi, mentre per il “bonus bebè 2020” e il “bonus mamma domani 2020” ci sarà la proroga: per il primo è previsto una sorta di assegno universale di natalità, esteso a tutte le famiglie con 3 fasce di importo a seconda del reddito; il secondo, invece, verrà cancellato, a partire dal prossimo anno, in quanto assorbito nei nuovi assegni unici familiari 2021. Infine, “l’assegno unico figli a carico” vero e proprio arriverà a inizio 2021 con il riordino di tutti i bonus dedicati alla natalità.

 

Ci auguriamo che il potenziamento di queste politiche volte al sostegno della natalità e della famiglia aiuti l’Italia a risollevarsi da un preoccupante calo demografico che, altrimenti, ci trasformerà in un Paese con tanti nonni senza più nipoti.

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