“Mario non è un giustiziere”: la moglie di Roggero implora Mattarella

L’appello disperato di Mariangela Sandrone dopo l’ingresso in carcere del gioielliere: “Chiedo un atto di clemenza e umanità”.

Cuneo – C’è una casa rimasta all’improvviso “incredibilmente silenziosa”, dove tra pochi mesi si sarebbero dovute festeggiare le nozze d’oro e dove invece è calato il gelo di una cella. È da lì che Mariangela Sandrone, moglie del gioielliere Mario Roggero, lancia il suo grido al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l’età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società. Gli chiedo un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia”.

Le parole, affidate alle pagine de La Stampa, arrivano poche ore dopo che il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour ha varcato il cancello del carcere milanese di Bollate per scontare una condanna diventata definitiva. Mercoledì 15 luglio la Corte di Cassazione ha infatti confermato i 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori dopo l’assalto al suo negozio.

“Mi sento sospesa in un incubo che è diventato realtà”, racconta la donna. “È un pezzo della mia vita che mi è stato strappato via”. Poi la difesa dell’uomo con cui ha condiviso mezzo secolo: Non è il giustiziere che alcuni descrivono, ma un uomo profondamente segnato e traumatizzato da quella maledetta giornata. Un lavoratore instancabile, un marito e un nonno premuroso”. E il ricordo di ciò che è andato perduto: la serenità delle domeniche in famiglia, cancellata per sempre da una violenza che non pensavano potesse toccarli.

I fatti risalgono al 28 aprile 2021. Tre malviventi armati fecero irruzione nella gioielleria, minacciando Roggero, la moglie e la figlia. Ma quando i banditi, svuotata la cassaforte, stavano ormai fuggendo, il gioielliere li inseguì all’esterno e fece fuoco con la pistola detenuta regolarmente. Morirono Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli; un terzo uomo, Alessandro Modica, rimase ferito. Per i giudici, in tre gradi di giudizio, non si trattò di legittima difesa: l’aggressione era ormai conclusa e i rapinatori non costituivano più un pericolo.

Ora la partita si gioca sul terreno della grazia. La stessa Mariangela Sandrone ha depositato la domanda al Quirinale, accompagnata da un’istanza di differimento della pena. Attorno al gioielliere si è intanto mobilitata gran parte del centrodestra, da Salvini a Tajani e Crosetto, con una raccolta firme dei parlamentari e una petizione online che ha superato le 166mila adesioni.

Ma il caso ha acceso lo scontro istituzionale. Mattarella ha convocato al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio per ribadire che la concessione della grazia è prerogativa esclusiva del capo dello Stato, mentre magistrati e avvocati denunciano una pericolosa deriva verso la “giustizia privata”. Sullo sfondo, la promessa di una moglie che non si arrende: “Fuori c’è una fortezza che lo aspetta. Questa non è la fine”.