Il rogo è divampato al sesto piano di un palazzo in zona Palmanova. Lei era disabile, lui ha provato invano a salvarla.
Milano – Ci sono tragedie che si consumano nel giro di pochi minuti, il tempo di una nube nera che sale dalle finestre e cancella una vita intera passata insieme. È quanto accaduto la sera di sabato 18 luglio in via Padre Placido Riccardi 23, nella zona di Palmanova, dove le fiamme hanno intrappolato e ucciso una coppia di anziani coniugi, Gianfranco Antonioli, 89 anni, e la moglie Luisa Fedeli, 84. Due esistenze spezzate nel salotto di casa, in quello stesso appartamento al sesto piano che per decenni era stato il loro rifugio e che in pochi istanti si è trasformato in una trappola di fuoco.
Tutto comincia poco dopo le 19.30. A dare l’allarme è una vicina, che nota il fumo denso uscire dalle finestre dell’alloggio dei due anziani e capisce subito che qualcosa di grave sta accadendo. Compone il 112 con voce rotta dal terrore: “C’è un incendio, correte, venite subito!”. Ma le fiamme, alimentate anche dal caldo torrido di quella giornata d’estate, in pochi minuti avvolgono completamente l’appartamento.
Sul posto arrivano sei mezzi dei vigili del fuoco del comando di via Messina, insieme alle ambulanze e alle Volanti della polizia. I pompieri decidono di evacuare l’intero stabile, un palazzone popolare di sei piani abitato da decine di famiglie, estendendo lo sgombero per precauzione anche alle palazzine vicine. Le persone restano in strada, con il naso all’insù, a guardare la colonna di fumo che divora la casa dei loro vicini.
Quando i vigili riescono finalmente a entrare, la scoperta più straziante. Per prima viene ritrovata la donna: Luisa era disabile, non autosufficiente, incapace di muoversi da sola. Per lei non c’è stata alcuna possibilità di fuga. Poco dopo, intorno alle 21, il secondo corpo. È stato il figlio della coppia a segnalare ai soccorritori che nell’appartamento vivevano in due, e che all’appello mancava il padre. Gianfranco è rimasto lì, accanto alla moglie che non poteva salvarsi, fino all’ultimo respiro.
Nell’incendio sono rimasti feriti in modo lieve anche altri tre inquilini dello stabile, intossicati dal fumo. Ora tocca agli investigatori ricostruire la miccia di quella tragedia. Al momento il dolo è escluso: l’ipotesi più accreditata è quella del malfunzionamento di un elettrodomestico, forse un condizionatore acceso per combattere l’afa. Il pm di turno ha disposto il sequestro dell’appartamento e la Scientifica compirà un sopralluogo per accertare le cause di un rogo che non ha lasciato scampo a una vita trascorsa insieme.