Si tratta di una grave condizione di esclusione o perifericità in cui si trovano individui o gruppi rispetto al centro del sistema sociale ed economico. Soluzioni?
La marginalità sociale inizia dalla nascita. Un celebre motto recita “Dimmi con chi tratti, ti dirò chi sei”. Vale a dire le compagnie che frequenti plasmano i tuoi comportamenti, le tue abitudini e, in ultima analisi, la percezione che gli altri hanno di te. Questa “punta di saggezza popolare” potrebbe essere cambiata con “Dimmi dove nasci, ti dirò come crescerai”.
Nel senso che molte ricerche sociali degli ultimi tempi hanno registrato un fenomeno che sta dilagando, col rischio di tracimare: la marginalità sociale. Con esso si intende la condizione di esclusione o perifericità in cui si trovano individui o gruppi rispetto al centro del sistema sociale ed economico. Questo stato impedisce la piena partecipazione alla vita della comunità e limita l’accesso alle risorse, ai servizi fondamentali e ai diritti basilari.
Il fenomeno si presenta con varie dimensioni tra loro interconnesse: economica, con mancanza di risorse materiali, precarietà lavorativa o disoccupazione che impediscono il raggiungimento di uno standard di vita dignitoso; relazionale, con isolamento, rottura dei legami familiari o mancanza di una rete di supporto sociale; spaziale, per cui si assiste ad una concentrazione di individui in aree periferiche, ghetti urbani o luoghi fisicamente e simbolicamente distanti dai centri decisionali e di aggregazione sociale; istituzionale e culturale, con ostacoli per l’accesso all’istruzione, assistenza sanitaria e rappresentanza politica.
InClasse, una piattaforma e Centro Studi, da anni propone progetti educativi dedicati alle scuole di ogni ordine e grado, per contrastare la povertà educativa, ha diffuso una serie di dati a dir poco allarmanti. Con questo termine si intende l’impossibilità per bambini e adolescenti di apprendere, sperimentare, sviluppare e coltivare liberamente le proprie capacità, talenti e aspirazioni.
Non si misura solo con l’insuccesso scolastico, ma anche con la privazione di opportunità culturali, relazionali ed emotive. Produce una serie di effetti tra cui: mancanza di accesso ad attività extrascolastiche e di socializzazione; privazione digitale, ossia non avere le competenze necessarie nell’ambito tecnologico; dispersione scolastica, molti abbandonano precocemente gli studi da cui nasce l’analfabetismo funzionale, cioè pur avendo imparato a leggere e scrivere non si hanno le competenze per comprendere un testo.
E’ chiaro che premesse di questo tipo ostacolano la mobilità sociale, relegando i soggetti coinvolti ad una vita perenne di svantaggi. Dalle rilevazioni effettuate, il 30% vive in aree senza scuole superiori, il 34% in luoghi senza cinema, teatro e di aggregazione giovanile. Inoltre quasi il 14% non ha amici con cui socializzare.

Questi dati sono stati elaborati utilizzando quelli dell’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica. Nelle zone rurali e in quelle con poca popolazione le percentuali aumentano. Il problema si complica per l’inefficienza del servizio di trasporti. In molte zone della Campania e della Calabria, per il 50% (una cifra vertiginosa) le scuole statali non sono raggiungibili con mezzi pubblici. Per dovere di cronaca, è da segnalare che “InClasse” è la piattaforma della Fondazione Articolo 49.
Promuove progetti educativi ed educazione civica nelle scuole italiane ed estere, trattando temi come le politiche europee, la cittadinanza e la sostenibilità. Si basa sull’articolo 49 della Costituzione, che così recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Con quest’articolo si garantisce a tutti i cittadini il diritto di associarsi liberamente in partiti. Questo strumento permette di concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale, rappresentando il collegamento fondamentale tra la società e le istituzioni democratiche.
Andassero a spiegarlo a quei poveri cristi che vivono in periferia, dove viene loro negato, di fatto, di esercitare un diritto costituzionale.