Milano rovente, bocciato il Giambellino: qui il caldo uccide

Nel quartiere periferico il 58% di scuole, farmacie e fermate è in balìa del sole: l’asfalto ribolle e l’aria diventa irrespirabile.

Milano – C’è una città che si scioglie sotto il sole e che nessuno vede, quella delle periferie dimenticate dove il caldo non è un fastidio ma una minaccia per la vita. È il quartiere Giambellino, nel Municipio 6, il grande bocciato dell’estate rovente. Qui, dove vivono 146.000 persone stipate in poco più di 18 chilometri quadrati, il termometro non concede tregua: il 58% dei servizi e delle strutture monitorati – 114 su 197 tra scuole, farmacie, uffici postali, fermate del bus e aree gioco – è direttamente esposto al sole nelle ore più roventi della giornata, quando l’asfalto ribolle e l’aria diventa irrespirabile.

A fotografare questa realtà drammatica sono i monitoraggi con termocamere a infrarossi realizzati da Legambiente insieme al Politecnico di Milano, presentati nella tappa milanese della campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty”. Un viaggio lungo l’Italia per denunciare la “povertà di raffrescamento”, l’impossibilità per milioni di cittadini di trovare un posto fresco dove sopravvivere alle ondate di calore, dentro e fuori casa.

I numeri raccolti sul campo fanno paura. Davanti all’ingresso della metro M4 “Segneri”, trasformata in una vera isola di calore, la temperatura percepita ha toccato i 44,6°C, oltre dieci gradi più dell’aria. Record negativo agli spazi esterni della Farmacia San Cristoforo, dove si sono raggiunti i 44,9°C. E poi la fermata del bus davanti alla metro “San Cristoforo” (39,5°C), l’ufficio postale di via Vespri Siciliani (40,7°C), la scuola elementare “Nazario Sauro” (37,9°C). A pesare, sempre e ovunque, è l’assenza di alberi capaci di generare ombra e frescura.

Il caldo, a Milano, non è più solo un disagio: è una questione sanitaria. Dal 1960 a oggi la temperatura media annuale della città è cresciuta di 2,8°C. E l’estate 2025 ha lasciato sul campo un bilancio spaventoso: 1.156 morti legati al caldo, 99 notti tropicali, 12 giorni di allerta per caldo estremo. Non è un caso che il Giambellino sia finito sotto la lente: densità altissima, il 18% di popolazione straniera e un indice di disagio socioeconomico tra i peggiori della città, pari a 101,8 contro una media di 100.

Qualche buona notizia, per fortuna, c’è. Nel quartiere resistono sei tra parchi e giardini, quattro viali alberati, due piazze con aree verdi, dieci fontanelle e una casa dell’acqua. E dove il verde c’è, si sente: all’asilo nido di via Manzano, protetto dall’ombra degli alberi, la temperatura percepita si è fermata a 32,8°C, la più bassa di tutto il monitoraggio. La dimostrazione che un albero può salvare la vita.

“Non c’è tempo da perdere”, avverte Mariateresa Imparato, responsabile Giustizia Climatica di Legambiente, ricordando che l’Oms ha contato 1.300 decessi in eccesso in Europa dal 21 giugno. «Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici rimarrà un libro dei sogni se non saranno stanziate risorse adeguate». Sulla stessa linea Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente Lombardia: “Milano può e deve essere un laboratorio di soluzioni”.

Da qui le sette proposte lanciate al sindaco Beppe Sala: uno spazio verde e de-pavimentato a meno di 200 metri da ogni casa, più alberi e siepi in ogni quartiere, un piano “rifugi climatici” davvero efficace, un “Patto cittadino di solidarietà climatica” per aprire spazi privati freschi, più de-pavimentazioni di strade e piazze, una nuova tariffazione della sosta e un “Piano Casa Climatico” per riqualificare gli alloggi popolari. Perché, come ricorda Legambiente, la crisi climatica non risparmia nessuno. Ma a pagare il prezzo più alto sono sempre i più fragili.