MARE O TERRA FERMA PER ME PARI SONO

Grandi performance per un metal che non delude mai. Basta saperlo usare, beninteso, con tarature azzeccate e bilanciamenti ben fatti. Un vero spasso.

Bentrovati,

è passato un pochino di tempo dalla sua uscita e a questo punto possiamo recensire questo splendido strumento. Cercheremo di spiegare cosa ne pensiamo del metal di per sé, mettendolo anche un minimo in paragone con il Nokta Impact, fratello terreno della casa turca. 

Per prima cosa dobbiamo dire che il fatto che si possa chiudere e quindi riporre comodamente in poco spazio rappresenta una bella comodità. Il poggia gomito è regolabile in modo estremamente funzionale ed efficace. Dal punto di vista della pesantezza diremmo che è bilanciato discretamente e, nonostante la piastra più grande rispetto all’impact, l’affaticamento del braccio non ci pare maggiore.

Ad una prima impugnatura avevamo avuto l’impressione di un forte sbilanciamento in avanti, ma durante le varie spazzolate tale sensazione è stata decisamente migliore rispetto al primo impatto.

La prima impressione era stata che, a causa della mancanza del box batterie, il metal risultasse un po’ sbilanciato in avanti.

Paradossalmente sembrava che, con l’Impact, con più peso, si riuscisse a lavorare meglio perché distribuito in modo più intelligente. Alla fine dei conti a livello di peso sono più o meno simili. Con il pacco batterie aggiuntivo, però, abbiamo un piccolo miglioramento sulla distribuzione dei pesi.

Altra cosa estremamente utile è che l’Anfibio sia immergibile. Infatti questa macchina è stata progettata per andare in immersione fino a 5 metri.

Ad oggi posso dire che la “non ansia” di dover coprire il metal e correre in auto, per evitare di bruciarlo all’arrivo di un po’ di pioggia, non è affatto una brutta sensazione.

Un pomeriggio il tempo era veramente instabile e ci siamo detti: “andiamo lo stesso, tanto non avremo problemi con l’Anfibio”. E così è stato: qualche piccolo scroscio d’acqua e un pochino di pioggerellina fine non ci hanno impedito di continuare a divertirci. Evviva! La piastra è, come abbiamo già visto, più larga di quella dell’Impact e questo maggiore volume implica alcuni aspetti positivi ed altri meno positivi.

Dalle nostre uscite e da qualche rapido test effettuato, abbiamo potuto riscontrare che la profondità di ricerca è ulteriormente aumentata rispetto a quella già ottima dell’Impact. Su terreni a media mineralizzazione il recupero di qualche cm è assicurato.

Di contro abbiamo una separazione dei target un po’ meno efficace. Il tutto è mitigato dall’ottimo funzionamento della piastra e da una recovery migliorata, anche sensibilmente, in alcune modalità, ma, inevitabilmente, la maggior porzione di piastra, rende il metal detector meno agile nella separazione. Ci è sembrato anche che questa piastra offra una buona gestione della mineralizzazione.

Visto che abbiamo nominato la recovery, possiamo confermare che questa è notevolmente più rapida rispetto a quella dell’Impact nella modalità a tre toni, mentre, in quelle più profonde, il miglioramento c’è, ma è meno evidente. 

Tra gli aspetti generali abbiamo trovato anche una maggiore precisione e stabilità sugli ID. Ci sono parsi meno ballerini e più precisi. Siamo ancora lontani dalla precisione di un G2, per esempio, ma va già meglio. Soprattutto, bisogna imparare a conoscere il comportamento del metal e si riesce ad ovviare piuttosto facilmente alla cosa. Noi utilizziamo sempre l’ID DEPHT a livello intermedio, ma per una stabilita sull’ID maggiore consigliamo il livello basso.  

Per quanto riguarda la discriminazione buono/ferroso, invece, abbiamo l’impressione che, soprattutto a livello sonoro, questa sia meno chiara ed efficace, soprattutto per alcune tipologie di target. Diciamo che dobbiamo ancora capire se si tratti di una peculiarità del metal detector oppure se la risposta è differente dall’Impact e quindi siamo noi a doverci ancora abituare.

Nello specifico diremmo che di ferri grossi e piatti o ad anello (grosso tallone d’achille per quasi tutti i metal detectors) tendenzialmente ne abbiamo scavati molti e, sinceramente, ricordavo che ciò non accadeva con l’Impact. Anche qualche chiodo mi ha tratto in inganno con l’Anfibio.

Il tutto avviene principalmente nelle modalità più profonde (2 – 4 toni e deep). Non so se sia per una minore capacità di discriminazione di queste modalità oppure se sia una caratteristica voluta perché si tratta di modalità indicate per la ricerca di relics e quindi potrebbero comprendere anche i ferri di un certo tipo. Però parliamo solo di queste tipologie di target ferrosi che tendono a ingannare il metal detector, perché, invece, dal punto di vista della separazione/discriminazione ci è capitato più di una volta di cavare da una stessa buca un target ferroso ed uno buono.

In questi casi il suono non è pulitissimo, ma, per chi ha dimestichezza con i Nokta/Makro, il segnale è: scavare tutta la vita, estrarre prima un ferro e poi scavare ancora un pochino e, a quel punto, estrarre un target buono. Non ha prezzo. 

La nota dolente rimane il canale audio: purtroppo continua ad esserci un lieve fruscio di sottofondo in cuffia, come avveniva per l’Impact. Da questo punto di vista non è cambiato nulla. Non è niente di fastidioso, ma avremmo preferito una piccola revisione anche su questo aspetto. Quindi, a livello generale, abbiamo diverse migliorie e qualche piccola differenziazione rispetto all’impact.

Andando ad analizzare le diverse modalità, per prima cosa, notiamo che l’Anfibio ne ha meno dell’Impact e alcune sono differenti. Sono state eliminate le VLX che, personalmente, trovavo poco utili e, a maggior ragione, sull’Anfibio avrebbero avuto poco senso, visto il comportamento della DI3 che vi descriverò più sotto. Abbiamo poi una sola modalità “all metal” e una sola modalità statica. La modalità COG è diventata Beach ed è stata invece aggiunta la modalità 5 toni. La modalità che preferiamo rimane la DI2. Questa fornisce una buona profondità di ricerca all’Anfibio, unita ad una buona recovery. La discriminazione è di buon livello e il metal non risulta particolarmente “filtrato”. Insomma: si tratta di un compromesso medio che abbiamo trovato essere il più efficace per una ricerca generica e per una prima visione del contesto in cui ci troviamo. 

La DI3 è un pochino differente rispetto a quella che avevamo sull’impact. La recovery è davvero velocissima e la stabilità è assoluta. La prima volta che l’abbiamo provata ogni tanto passavamo la pala vicino alla piastra per paura che il metal non rilevasse: l’impressione è che, per ottenere tale stabilità, il metal sia molto filtrato e abbia una base di discriminazione sempre e comunque. Questo a noi non piace mai troppo sui metal detectors, ma, viste le tante modalità che questa macchina offre, pensiamo che sia giusto fornirne anche una di questo tipo. Sicuramente in zone con tanto trash e ferro può aiutare tantissimo, ma nel contempo perdiamo un po’ di informazioni dal contesto e da alcuni segnali.

Altra cosa che abbiamo notato e, sinceramente, non ci eravamo accorti che ci fosse sull’Impact, è il fatto che con gain fino a 89 il metal mantiene questa recovery velocissima, ma dal 90 in su la recovery rallenta un pochino. E’ una modalità che con una piastra più piccola ha degli ottimi risultati su terreni trash.

Le modalità Deep e DI4 ci sono parse sostanzialmente in linea con quelle che avevamo trovato sull’Impact. La deep è molto profonda e richiede una spazzolata lenta lenta. Nel giusto contesto è una modalità che può rendere felici.

La DI 4 è anche molto profonda e con una recovery migliore rispetto alla deep. Ad un primo impatto può sembrare troppo nervosa, ma, spazzolando, la situazione migliora. Ha bisogno di “sentire” il terreno.  La DI 5 e la DI99 le abbiamo utilizzate davvero poco perché siamo dell’opinione che troppi suoni servano a poco su terra. Ma è solo gusto personale.

La DI 99 ci pare identica a quella dell’impact, mentre la DI5, che non era presente sul fratello maggiore, ci è sembrata una DI3 con più suoni, meno filtrata e quindi anche un po’ meno stabile. Le modalità GenDelta e Cache non le abbiamo approfondite molto, ma ricalcano quelle dell’Impact. Tra le nuove opzioni abbiamo la funzione EUD.

Questa ci permette di trovare ancora più profondità rispetto a quella già notevole di base dell’Anfibio (un po’ tipo una sorta di boost) e di scovare qualche target là dove la mineralizzazione non ci permetteva la rilevazione.

Il suono è unico e quindi andremo a rilevare più target buoni, ma ovviamente anche quelli ferrosi. Si tratta di un’ulteriore carta vincente da utilizzare con parsimonia e nelle giuste situazioni. Nelle nostre uscite siamo sempre partiti dalla modalità DI2 e poi, da questa, una volta capito il contesto in cui ci trovavamo e di cosa necessitava per essere efficace, andavamo a scegliere la modalità più consona o magari continuavamo proprio con la DI2. L’anfibio, proprio come l’Impact, permette di trovare la giusta modalità e le giuste funzioni per ogni tipo di contest. Siamo molto tentati dalla piccola 9.5” x 5” da utilizzare con la modalità DI3. O anche la 7.5” x 4”.

Uno zainetto con dentro un piastrino piccolo, viveri, beveraggio e il nostro bell’Anfibio con piastra standard e saremo pronti a tutto (o quasi) ed a qualsiasi contesto! Le migliorie apportate rispetto all’Impact lo rendono ancora più divertente da utilizzare ed efficace nello scovare i target. Nokta ha fatto un altro passo avanti ascoltando le richieste ed i suggerimenti dei detectoristi di tutto il mondo, sfornando una macchina comoda, ben strutturata e dal funzionamento eccellente. Un metal detector top level! Ora non vediamo l’ora che arrivino notizie anche dall’annunciato multifrequenza.

Ancora una volta un grazie a Geotek Center  e a Smart metal detecting  per aver contribuito alla recensione.

Un salutone

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