Magistrati in trincea: l’Anm contro separazione delle carriere e Decreto Sicurezza

Rocco Maruotti: “Pone le basi per una limitazione delle libertà che non possiamo ignorare. La Lega: “Ennesimo attacco alla politica”.

Milano – “Dobbiamo andare sui territori, parlare con i cittadini, far capire le nostre ragioni sul no alla separazione delle carriere.” Con queste parole, il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), Cesare Parodi, ha aperto la riunione del Comitato Direttivo Centrale (Cdc), tenutasi ieri negli uffici della Cassazione. Un incontro cruciale, a poche ore dall’approvazione del decreto legge sulla Sicurezza, che ha riacceso le tensioni tra politica e magistratura. Mentre l’Anm si prepara a una campagna di comunicazione senza precedenti in vista del referendum del 2026 sulla riforma costituzionale, il decreto finisce sotto la lente dei vertici delle toghe, tra critiche severe e timori di derive repressive.

L’Anm guarda al futuro e si organizza per contrastare la riforma che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici, con la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura i cui membri sarebbero sorteggiati. “Non migliorerà di un grammo le disfunzioni della giustizia,” ha sottolineato Parodi, citando anche le ammissioni del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Per questo, l’associazione punta su una comunicazione diretta: messaggi sui social network, un possibile sbarco su TikTok e sondaggi commissionati per tastare il polso dell’opinione pubblica.

L’obiettivo è chiaro: smontare gli slogan semplicistici e far comprendere che l’opposizione non è una difesa corporativa, ma una battaglia per le garanzie costituzionali. “Pian piano, anche i non addetti ai lavori stanno capendo,” ha aggiunto Parodi con cauto ottimismo. Sul tavolo anche il dilemma di partecipare a dibattiti organizzati dai partiti: un terreno minato, da affrontare con criteri rigorosi ancora da definire.

L’approvazione del decreto legge sulla Sicurezza, varato ieri sera dal Consiglio dei Ministri, ha monopolizzato il dibattito. Per Parodi, della corrente Magistratura Indipendente (Mi), vicina al governo, il testo è “complesso” e “senza mezze misure”: “Accontenterà molti cittadini, ma provocherà anche un forte dissenso.” Il presidente ha evidenziato i rischi di “problemi interpretativi e applicativi,” soprattutto in un sistema giudiziario già al collasso per carenza di organico. “Il numero dei giudici è quello che è,” ha ricordato.

Più duro il segretario Rocco Maruotti, di Area, il gruppo progressista: “Questo decreto vuole reprimere il dissenso e consegna un messaggio inquietante.” Maruotti ha messo in dubbio la necessità e l’urgenza del provvedimento, criticandone il merito: “Pone le basi per una limitazione delle libertà che non possiamo ignorare.” Le parole dell’Anm non sono passate inosservate. Dal congresso della Lega, il vicesegretario Andrea Crippa ha tuonato: “Ecco l’ennesimo sciagurato attacco alla politica. L’Anm rispetti l’autonomia di governo e Parlamento.” Una risposta che riflette il clima di scontro aperto, con la magistratura accusata di interferire nelle scelte dell’esecutivo e la politica tacciata di delegittimare le toghe.

Il rapporto con il ministro Nordio resta un nodo irrisolto. Maruotti ha denunciato una mancanza di rispetto reciproco: “Nordio chiede dialogo civile, ma poi usa espressioni come ‘litanie petulanti’ o ‘sciocchezze colossali’ per liquidare le nostre critiche.” Il segretario ha citato anche un episodio recente: un evento a Napoli, organizzato da Fratelli d’Italia, con la partecipazione di due magistrati vicini al partito. “Non si capisce che dialogo si possa avere con chi non è coerente,” ha concluso.

Parodi, pur meno tranchant, ha riconosciuto le difficoltà: “Le disfunzioni della giustizia ci sono e richiedono risposte concrete, che al momento non vediamo.” Un appello che suona come un invito al governo a cambiare rotta, ma anche come una promessa ai cittadini: l’Anm non resterà in silenzio.

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