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L’Intelligenza artificiale può sostituire la creatività?

Da quando le tecnologie hanno fatto irruzione, con prepotenza, nella nostra vita individuale e collettiva, si è assistito ad un vero e proprio stravolgimento sia per le operazioni più semplici che per quelle più complesse.

Roma – L’Intelligenza Artificiale (IA) può essere definita come l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività. Permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico. Il computer riceve i dati (già preparati o raccolti tramite sensori, come una videocamera), li processa e risponde.

Definita così sembra la panacea per tutte le storture. Ma l’unicità e l’irriducibilità dell’uomo come essere pensante sono fatti indiscutibili. Eppure, rappresentano solo una faccia della medaglia. Se, da un lato l’IA può essere quasi un ostacolo per la creatività, come nel settore della “fantasy” sempre più appiattito, dall’altro l’IA può essere decisiva nel processo creativo. Ad esempio grazie alla piattaforma Midjourney, l’artista Eric von Stein ha cercato di stimolare la passione dei ragazzi per i pupazzi degli anni ’60 del secolo scorso. Sono stati generati, così, una varietà impressionante di prodotti di riferimento, anche giocattoli non reali, al punto che l’artista si è chiesto se non fossero veri!

La piattaforma Midjourney.

Le immagini sono diventate, dunque, una sorta di garanzia sugli accostamenti operati dalla macchina. Un tentativo di fidarsi dell’algoritmo senza tralasciare che la manualità umana abbia un ruolo centrale nel processo creativo. Gli esponenti più possibilisti del connubio IA e creatività, la intendono come uno strumento inserito nel momento ad hoc della progettazione su cui contare e prendere atto che esista una creatività che non sia solo umana. L’intento dell’artista Eric von Stein è quello di offrire una possibilità ai bambini di connettersi col proprio lato creativo.

Proprio l’ideazione di giocattoli inconsueti e bislacchi vuole rappresentare la trasgressione dei codici estetici che sono imposti ai più piccoli dai primi vagiti verso il mondo esterno. In quest’ottica la diffusione della tecnologia alle masse, come si diceva negli anni ’70 del secolo scorso, può assumere in futuro un ruolo decisivo d’ispirazione e progettazione della creatività. E chissà che questo tipo di creatività non riesca a superare quella umana in senso stretto! È chiaro che non bisogna chiudersi in una torre d’avorio e fare una battaglia di retroguardia, come i luddisti agli inizi del XXIX secolo che si opposero, anche violentemente, all’introduzione delle macchine nel processo produttivo.

I luddisti si opponevano al progresso.

Preso atto degli enormi benefici derivanti dall’IA, non bisogna mettere sotto la polvere i rischi che possano sfuggire al controllo dell’uomo. Per questi motivi è necessaria, anche, una chiara e precisa regolamentazione che delimiti il perimetro della loro azione. Una sfida normativa che l’Unione Europea sta cercando di raccogliere varando una legislazione che imponga alcuni limiti all’uso dell’IA. A prescindere da questi pur rilevanti aspetti, c’è n’è uno che non potrà mai essere sostituito o soppiantato né dall’IA, né da un algoritmo qualsiasi. Ed è l’origine stessa della creatività. Unica, irripetibile, emozionale. Scusate se è poco!  

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