LE ATTESE. A CURA DI MELANIA LA COLLA

La pazienza è attesa. Ma non è attendere passivamente, questa è pigrizia. E’ andare avanti quando il cammino è difficile e lento, scriveva Tolstoj.

Le attese. Sono spesso sfibranti, a volte appaganti, altre volte cariche di felicità effimera. Si aspetta sempre qualcosa, dunque. Che nasca una nuova vita; così come si aspetta spesso, e poi si spera, un esito positivo, una celebrazione, una ricorrenza lieta. Un giorno aspetteremo l’arrivo di un volo aereo che riporti a casa un figlio; e il giorno dopo aspetteremo con ansia una promozione, un amico, un amore.

La pazienza è attesa. Ma non è attendere passivamente, questa è pigrizia. E’ andare avanti quando il cammino è difficile e lento, scriveva Tolstoj. Ma quando ti ritrovi ad attendere in luoghi dove domina il dolore, l’angoscia, l’ansia, la sofferenza, allora tutto il negativo dell’animo umano che inevitabilmente attraversa la vita di ognuno di noi, fortunatamente lascia il posto alla speranza, all’assoluto senso di gratitudine verso il Divino, qualunque esso sia, per essere scampati alle malattie, alla fame, alle guerre, persecuzioni, ingiustizie terrene.

Le attese degli Ultimi, per un futuro migliore

E dunque si fa strada inesorabilmente (fin quasi poi a scusarci con noi stessi, per non averlo avuto prima), un pensiero naturalmente consolatorio ma, allo stesso tempo, ci scontriamo con il senso d’impotenza che spesso si prova verso chi non è altrettanto fortunato. Questa la conclusione che dovrebbe farci fare pace con noi stessi, col prossimo, col mondo intero. E ci darebbe il senso più profondo della reale importanza che le grandi aspettative assumono nel corso della propria esistenza, tutte racchiuse in uno stato d’animo condensato in una sola parola: speranza.

Tanto rincorsa, aspirata, quasi mai deliberatamente rinnegata, senza la quale non potremmo superare tutte le traversie quotidiane, le sconfitte, i drammi, le delusioni, oggi culminate nella più terribile delle tragedie umane, la pandemia, e relative problematiche socio economiche.

A quasi un anno dall’inizio di questo Annus horribilis auspichiamo anni successivi mirabilis. In fondo questa parola, speranza, non costa nulla, ed è assolutamente nostra, inviolabile, e forse la più bella dopo le parole amore e pensiero. Le uniche che ci auguriamo resteranno, eternamente, proprietà privata. Buon Natale, che sia davvero buono per tutti.

 

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