LA FAME AUMENTERA’: NUOVE SFIDE PER LE RISERVE

Occorrono strategie innovative per l’approvvigionamento alimentare nel prossimo futuro. Nel 2050 ci saranno 2 miliardi e mezzo di nuove bocche da sfamare.

Nei prossimi anni, il sistema alimentare dovrà affrontare nuove e importantissime sfide: andare incontro ai bisogni nutrizionali di una popolazione in aumento, tenendo conto sia, ovviamente, della salute umana sia, soprattutto, delle enormi sfide ambientali future, quali, per esempio, i cambiamenti climatici, la diversa qualità del suolo, le maggiori o minori risorse idriche.La popolazione globale sta aumentando a dismisura e sia l’allevamento animale che l’agricoltura intensiva su cui si basa la dieta delle popolazioni dei paesi sviluppati non sono più sostenibili.

In un recente report pubblicato dalle Nazioni Unite viene valutato l’impatto ambientale dell’allevamento animale. Per quanto riguarda il consumo di acqua, si stima che per la produzione di un chilo di carne di maiale siano necessari 3500 litri di acqua, 2300 litri per un chilo di carne di pollo e addirittura 43000 litri per un chilo di carne di vitello. In più, l’anidride carbonica emessa per produrre un chilo di carne di vitello è pari a 150 kg.

Allevamenti intensivi

Nel 2050 la Terra avrà 2 miliardi e mezzo di abitanti in più. Per garantire a tutto il pianeta il necessario fabbisogno alimentare, bisognerà, oltre a ridurre gli sprechi, raddoppiare la produzione mondiale di cibo e sperimentare nutrimenti “alternativi”, ricorrendo a nuove risorse naturali e – nel caso – a surrogati da laboratorio.

 In un mondo sempre più affollato cresce l’esigenza di sfamare gli uomini con nuovi cibi. La ricerca può dire molto in questo settore, caratterizzando le proprietà nutritive e organolettiche dei nuovi cibi e fornendo informazioni sulla loro salubrità”, afferma Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari del Cnr.

Se si sta, infatti, sperimentando da tempo la creazione di carni sintetiche di pollo e di anatra ottenute da cellule coltivate in laboratorio ed è stato avviato uno studio per produrre latte e albume d’uovo ottenuti da lieviti modificati geneticamente con le stesse proprietà organolettiche del latte appena munto, pare che i cibi del futuro siano, soprattutto, meduse, alghe e insetti, ricchi di proprietà nutritive e di sostanze farmacologicamente attive. In molte parti del mondo sono consumati da tempo, ma nel nostro Paese suscitano ancora parecchie resistenze.

Le alghe forniscono numerosi vantaggi, in particolare le microalghe, perché non devono essere coltivate su terreni arabili, ma nell’acqua di mare, hanno un elevato rendimento e possono contribuire efficacemente alla produzione di alimenti perché sono ricche di grassi, proteine e carboidrati. Una microalga oleaginosa può accumulare fino al 50-70% di olio e, in certe condizioni di crescita, il contenuto proteico può raggiungere valori vicini al 60%. Inoltre, modificando l’esposizione alla luce e la concimazione, l’accumulo di carboidrati può arrivare al 60%, valori simili a quelli del frumento. Le microalghe forniscono poi gli acidi grassi omega-3 a catena lunga, i preziosi grassi tipici del pesce, che si sono dimostrati utili nella prevenzione delle patologie cardiovascolari. Per quanto riguarda il sapore, pare sia molto simile alla carne di pollo.

L’alga spirulina è, poi, un alimento perfetto per gli sportivi ma utilizzabile da tutti, grazie alle sue stupefacenti proprietà nutrizionali. Potrebbero finire in padella anche le meduse, che potrebbero diventare le potenziali salvatrici del pianeta. Facili da allevare e ricche di sostanze nutritive, quali soprattutto proteine, sali minerali e collagene.

Gli insetti possono rappresentare, poi, una buona alternativa per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione in crescente espansione. Nonostante rappresenti un mercato in espansione e il consumo alimentare di insetti sia molto diffuso in Africa, Asia e Sud America, le infrastrutture per l’allevamento degli insetti e i canali di distribuzione sul mercato alimentare sono praticamente inesistenti in Europa. Questo è dovuto all’opinione del consumatore che è in media negativa, anche se coloro che hanno assaggiato prodotti alimentari derivati da insetti ne hanno apprezzato il sapore.

Gli insetti sono ricchi di proteine di ottima qualità, hanno un alto contenuto di vitamine del gruppo B e contengono minerali fondamentali come zinco e ferro; apportano pochi grassi e quei pochi sono per lo più i preziosi omega-3. Ma soprattutto hanno un costo molto ridotto e la loro produzione rispetta l’ambiente. In altri paesi del mondo gli insetti si mangiano già. Si stima che facciano parte della dieta tradizionale di almeno 2 miliardi di persone e siano utilizzate come alimento più di 1900 specie. I più consumati sono i coleotteri, seguono i bruchi, le api, le vespe e le formiche, e poi cavallette, locuste e grilli.

Oltre a un gradevole sapore che somiglia a quello della nocciola, come assicurano coloro che li hanno provati, l’aspetto nutrizionale li rende simili al pesce in omega-3. Mangiare insetti potrebbe portare a grandi benefici anche per l’ambiente, grazie alla loro alta efficienza di conversione alimentare. Per 1 kg di grilli, infatti, si utilizza solo 1,7 kg di mangime e c’è solo il 20% di scarti. Ciò significa che i grilli sono 2 volte più efficienti dei polli a convertire il mangime in carne, almeno 4 volte più efficienti dei maiali e 12 rispetto ai bovini. La scienza del prossimo futuro sarà la nutrigenomica, cioè lo studio delle influenze della nutrizione sui nostri geni, una scienza che esplora il ruolo di vitamine, minerali e composti protettivi nell’espressione dei geni e che studia come ognuno di noi, unico geneticamente, risponde a specifici alimenti.

L’innovazione alimentare nel prossimo decennio sarà anche centrata sulle biotecnologie. L’ingegneria genetica metterà in campo colture che inquinano meno il suolo e l’ambiente e che hanno alte rese per ettaro. Questo sistema di produzione potrà sempre più contribuire a migliorare la sicurezza degli alimenti, riducendo al minimo le tossine naturali e gli allergeni in alcuni alimenti. Attraverso la biotecnologia, gli scienziati hanno già sviluppato, per esempio, una patata che produce meno acrilamide quando viene riscaldata o cotta, oppure il latte a basso contenuto di lattosio. In futuro si sarà anche in grado di rimuovere le proteine che causano le reazioni allergiche agli alimenti come la soia, il latte e le arachidi, rendendo l’approvvigionamento di cibo più sicuro per i soggetti allergici.

La sostenibilità è un altro fattore chiave del modo in cui la biotecnologia può beneficiare il nostro sistema alimentare. Migliorando l’uso sicuro ed efficace dei pesticidi e riducendo la quantità di insetticidi utilizzati, potremmo conservare e migliorare la qualità del suolo e ridurre le perdite di raccolto. Forse l’aspetto più importante, tuttavia, sarà l’applicazione di tecnologie agricole di precisione, che contribuiscono e contribuiranno sempre di più ad aumentare la quantità di cibo che può essere raccolta per ogni ettaro di terra. Ciò si traduce in una riduzione della superficie agricola destinata ad alimentare la nostra popolazione in crescita. A questo si aggiungerà l’aumento delle rese delle colture alimentari di base su terreni poveri o in condizioni difficili di coltivazione a causa delle temperature o della siccità.

Quello di cui siamo tutti certi è che il cibo del futuro non sarà certamente in pillole o bibitoni.

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