INFLAMMATORY BOWEL DESEASE, NE SIAMO TUTTI VITTIME INCONSAPEVOLI

Enorme il danno dei cibi preconfezionati, inquinamento ambientale e disordine alimentare

La malattia infiammatoria dell’apparato intestinale è la nuova eredità biologica dei cittadini dei Paesi sviluppati del pianeta, che ha generato in rapida progressione nuove patologie sistemiche, autoimmuni, senza cure farmacologiche efficaci e di causa non identificata. L’intestino viene definito cervello perché contiene i neuroni che regolano quasi tutti i processi biologici, anche la depressione dovuta a carenza di serotonina.Dal boom dell’abbondanza alimentare degli anni sessanta e dalla intossicazione dovuta ai processi di raffinazione e conservazione del cibo industriale, trappola mortale della società dei consumi, insieme alla nuova convivenza epocale con terra, acqua e aria contaminata, ci sono volute due generazioni di tempo di latenza prima che esplodesse lo stato flogistico di massa della società dell’opulenza tossica.

La terza generazione nasce cronicamente infiammata e le patologie autoimmuni, neurodegenerative e incurabili si manifestano sempre più in giovane età. Non è un problema di invecchiamento della società: si vive più a lungo in condizioni pessime, con corpo e cervello “ossidati” dai processi infiammatori cronicizzati e la farmacologia industriale ha per il momento abbandonato il campo, a differenza della ricerca biologica, non ancora diventata nuova pratica clinica.

Crescono inesorabilmente sconosciute patologie e dolori cronici, con infiammazione metabolica e cellulare sistemica, come osteoporosi, fibromialgia, artrite reumatoide, tutte le malattie neurodegenerative, cognitive e anche i più importanti disturbi psichiatrici.

I tumori possono essere considerati la fase finale di un processo infiammatorio alimentato dalla cronica carenza di ossigeno e acidosi cellulare.

La causa principale della nuova vulnerabilità biologica dei nipoti della società dell’opulenza postbellica, è l’uso smodato di alimenti conservati prodotti con processi industriali, di cibi precotti, di dosi dopanti di zucchero raffinato, bene di lusso quasi sconosciuto in Europa fino agli inizi del milleottocento, diventato popolare negli anni sessanta con un abbattimento del prezzo ad un quinto rispetto ai primi del novecento.

E le pillole colorate per tutti: un abuso di farmaci che ci colpisce fin da bambini, nell’ebbrezza che tutto fosse curabile, nel sogno collettivo del progresso.

Il bilancio è disastroso. Si vive di più, ma nella malattia e nella poca autonomia, con cure sempre maggiori.

La domanda di salute attuale, in crescita esponenziale, come nelle previsioni costanti da un decennio della commissione di valutazione sanitaria dell’UE, per essere soddisfatta manderebbe in fallimento i bilanci dei Paesi membri.

Arrivati al capolinea, sull’orlo di una rivolta sociale per la riduzione dei servizi sanitari, sta avvenendo un’inversione di tendenza. Un aiuto potente arriva dalla scienza e dalla pratica clinica, come anticorpi naturali delle società opulente. Tantissimi studi sulla banca dati della medicina, destinati a diventare nuovi protocolli tra cinque o dieci anni, offrono soluzioni a malattie considerate incurabili su scala planetaria.

Gli studi internazionali sono focalizzati su ciò che i medici oggi tendono ad ignorare, l’efficacia di riequilibrio sistemico fisiologico dei nutrienti e delle sostanze rigenerative naturali, ad alta biodisponibilità e capacità di metabolizzazione. Un terreno dimenticato dai tempi degli studi biologici universitari e che lascia spazio alle sette commerciali degli alimenti, che fanno sì miracoli, ma a condizione di essere utilizzati con protocolli clinici sistemici non digeribili dalle divisioni specialistiche mediche che dovrebbero collaborare tra loro.

Il Ministero della Salute, in controcorrente rispetto agli studi scientifici e ai principi della nutraceutica (proprietà farmacologica dei nutrienti), ha pubblicato un decalogo che sentenzia: “Gli integratori alimentari sono alimenti (…) si caratterizzano come fonti concentrate di nutrienti o altre sostanze ad effetto “fisiologico” che non hanno una finalità di cura, prerogativa esclusiva dei farmaci, perché sono ideati e proposti per favorire nell’organismo il regolare svolgimento di specifiche funzioni o la normalità di specifici parametri funzionali o per ridurre i fattori di rischio di malattia”.

L’efficacia fisiologica non è considerata cura, casomai prevenzione. Un paradosso scientifico e linguistico, che erge un muro a difesa dei farmaci sintomatici abbinati ad una dieta banalmente equilibrata, negando la scienza della nutrizione, che personalizza i nutrienti in funzione delle disfunzioni metaboliche di ciascun individuo. In contrasto con la definizione ministeriale internazionale dei prodotti nutraceutici definiti come “preventivi delle malattie croniche, migliorativi della salute, ritardanti il processo di invecchiamento, favorenti la longevità o sostenitori di alcuni apparati o funzioni corporee”.

In Italia, a differenza degli Stati Uniti, gli integratori alimentari debbono essere approvati dal Ministero della Salute: la confusione collettiva sui nutrienti e integratori, è frutto di un’insufficiente regolamentazione dell’efficacia fisiologica delle istituzioni sanitarie, che validano prodotti naturali non metabolizzabili, oppure mescolati tra loro come i multivitaminici, che possono essere antagonisti nei loro ingredienti. A differenza dei farmaci rigidamente regolati, la stessa assenza di regole aggiornate degli integratori e dei nutrienti avviene anche per i dispositivi terapeutici medici, lasciati al libero uso delle professioni sanitarie, senza alcuna indicazione sui costi biologici.

Ad esempio potenze di oltre trecento watt (la potenza di un impianto stereo che si sente ad un chilometro di distanza), sparati su un centimetro quadro da macchinari antalgici come la Tecarterapia, il cui abuso genera effetti necrotizzanti sui tessuti nervosi, sconosciuti agli stessi operatori sanitari. Oppure il dispositivo Vega Test, un semplice impedenziometro che misura la resistività, senza alcun valore scientifico, e viene usato dai medici per le diagnosi.

Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Salute non vengono seguite. La base della biologia e quindi della medicina, che afferma che lo scambio biochimico è uguale allo scambio biofisico di energia, non viene rispettata nelle terapie, consentendo un uso solo sintomatico e genericamente limitato di energia (elettrica, sonora, luminosa, magnetica).

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