Con 26 Sì e 16 No, la maggioranza di centrodestra porta a casa la riforma con l’appoggio di tre voti esterni.
Un impianto amministrativo su tre livelli – Comuni, Province, Regione – sostituirà in Friuli Venezia Giulia l’attuale ordinamento, dopo che il Consiglio regionale ha dato il via libera al ddl 86, che ridisegna la governance territoriale a distanza di un decennio dall’abolizione delle Province decisa nel 2016. Il provvedimento, un testo articolato in 76 punti, ha ottenuto 26 voti favorevoli contro 16 contrari, al termine di un dibattito d’Aula durato due giorni e segnato da un fitto lavoro di emendamenti; la strada era stata aperta in precedenza dalla legge costituzionale 1/2026, che aveva già modificato lo Statuto regionale.
I quattro enti che tornano in vita – Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine – riacquistano gli stessi confini territoriali di un tempo, ma con una novità sostanziale rispetto al passato: la guida sarà affidata a organi scelti direttamente alle urne dai cittadini, non più nominati. Parallelamente, il testo cancella gli Enti di decentramento regionale, che finora avevano supplito ad alcune delle funzioni oggi restituite al livello provinciale.
Non è stato un voto compatto lungo i tradizionali schieramenti di maggioranza e opposizione. Al centrodestra si sono infatti affiancati tre voti esterni – quello di Serena Pellegrino (Avs), di Marko Pisani (Ssk) e dell’indipendente Enrico Bullian, eletto nelle liste di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg – mentre sul fronte del no si sono ritrovati insieme Pd, Movimento 5 Stelle con Rosaria Capozzi, Open Sinistra Fvg con Furio Honsell e gli altri quattro consiglieri del gruppo Patto-Civica.
Presidente, giunta e Consiglio comporranno l’assetto istituzionale di ogni Provincia. Il presidente durerà in carica cinque anni, con un tetto massimo di due mandati consecutivi, mentre per il Consiglio – anch’esso quinquennale – toccherà a una futura legge elettorale regionale fissare il numero dei componenti; la composizione delle giunte sarà invece materia riservata agli Statuti provinciali. Fino alla fine del 2028 opererà però un regime transitorio, con giunte ridotte a presidente più tre assessori, nel rispetto di una soglia minima del 40% per la rappresentanza di genere.
Le nuove Province partiranno assorbendo, dal 1° gennaio 2027, le competenze finora esercitate dagli Edr in materia di edilizia scolastica e viabilità, insieme a compiti autorizzatori; il personale regionale oggi impiegato in quegli enti passerà anch’esso alle Province dalla stessa data. Altre funzioni di area vasta arriveranno solo in un secondo momento, attraverso leggi di settore che una Cabina di regia dovrà prima individuare e coordinare. Nel frattempo, in attesa dell’insediamento degli organi eletti, la gestione sarà nelle mani di commissari straordinari designati dalla giunta regionale.
Quanto al voto per i nuovi organi provinciali, non ha ancora una data: si terrà solo dopo che saranno state approvate almeno sei leggi regionali di settore, necessarie a definire funzioni, risorse e disciplina degli enti. Sul capitolo compensi, infine, gli amministratori provinciali percepiranno un’indennità allineata a quella del sindaco del Comune più popoloso della rispettiva provincia.