Secondo gli esperti si è passati dal considerare la misura penale come ultima opzione possibile ad una strategia coercitiva e non rieducativa.
In crescita il numero di minori in carcere. Secondo i dati diffusi dagli Istituti Penali per i Minorenni (IPM), l’età media effettiva dei detenuti si aggira intorno ai 16-17anni. La legislazione vigente stabilisce che la reclusione è prevista esclusivamente per i giovani di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Sono gli anni dell’adolescenza, una fase di transizione biologica, psicologica e sociale che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta.
A quell’età si dovrebbe andare a scuola, uscire con gli amici, praticare sport, innamorarsi per la prima volta, giammai il carcere. Eppure, stando ai dati diffusi da Antigone, un’importante associazione politico-culturale italiana attiva per la tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, nel sistema penitenziario ci sono 581 minorenni.
A prima vista sembrerebbe un dato irrilevante ma confrontato col 2022 si nota un notevole balzo, pari a più 52,5%. Secondo gli autori del rapporto più che un incremento della criminalità minorile, si tratta degli effetti del “decreto Caivano” del settembre 2023. Si tratta di un provvedimento governativo, nato per contrastare la criminalità giovanile, il disagio minorile e la dispersione scolastica, introducendo sia misure repressive che interventi di riqualificazione territoriale.
Il decreto prende il nome dal comune in provincia di Napoli, dove nell’estate del 2023 si consumarono gravi episodi di cronaca. Il provvedimento fu varato dal Governo proprio sull’onda dell’indignazione per le violenze sessuali subite da due bambine nel Parco Verde di Caivano, un quartiere di edilizia popolare situato nell’hinterland a nord di Napoli.

Sorto negli anni ’80 per ospitare gli sfollati del terremoto dell’Irpinia, è balzato agli onori delle cronache nazionali come una delle aree più depresse e ad alto tasso di criminalità d’Italia. In seguito all’inasprimento delle pene numerosi istituti penali per minorenni sono sovraffollati, manifestando la stessa criticità delle carceri per adulti. Secondo il report si è passati dal considerare la misura penale come ultima opzione possibile ad una strategia coercitiva e non rieducativa.
Ad esserne maggiormente colpiti sono i minori stranieri, considerati ultimi tra gli ultimi, al di là del reato commesso. Una conferma che il sistema penitenziario per minori ha completamento perso la sua funzione educativa e riabilitativa. Più che sulla repressione bisogna investire risorse nella prevenzione e comprensione delle cause che sfociano nel fenomeno.
Perché, in larga parte, si tratta di ragazzi provenienti da contesti disagiati, dove manca qualsiasi livello essenziale di assistenza in senso lato. Qualunque adolescente, italiano o straniero che sia, se commette un reato, dovrebbe farci sorgere qualche domanda.
Che cosa è stato fatto per evitare le condizioni per cui si consumano reati? La risposta non potrà che essere muta, chiusi come si è nei propri egoismi e nell’ignavia sociale.