“Trenta contro uno”: promoter queer massacrato di botte

Insulti omofobi durante il pestaggio a Porto Istana, poi la seconda aggressione mentre fuggiva. Sentito per ore un minorenne.

Olbia La serata si era appena spenta, le attrezzature erano ancora lì da smontare, quando la festa si è trasformata in un incubo. Angelo Ratti, 39 anni, milanese, fondatore del collettivo di musica queer “Il Biscotto della Fortuna”, sarebbe stato accerchiato da una trentina di persone e preso a calci, pugni e sassate. Mentre lo colpivano, racconta, gli avrebbero urlato contro ripetuti insulti omofobi. È accaduto nella notte tra il 13 e il 14 agosto sulla spiaggia di Porto Istana, sul litorale di Olbia, in una Sardegna piena di turisti nel cuore di Ferragosto.

Il racconto della vittima è quello di un vero e proprio agguato. L’evento organizzato dal collettivo, nato a Milano nel 2024 e attivo in tutta Europa, si era da poco concluso e lo staff stava riponendo le apparecchiature. Ratti dice di aver notato già durante la serata un gruppo di giovani fermo lì vicino. Al momento di andarsene, alcuni lo avrebbero immobilizzato, mentre altri lo colpivano al volto e al torace. Una pietra l’ha raggiunto alla testa, aprendogli tre ferite. Trenta contro uno, non uno contro uno, ha scritto poi sui social.

Riuscito a divincolarsi, il promoter ha provato a fuggire verso la strada. Ma sarebbe stato inseguito e raggiunto nel passaggio tra la spiaggia e l’esterno, dove il massacro è ripreso. Nella seconda aggressione sarebbero rimaste coinvolte anche tre persone accorse per difenderlo: il bilancio, secondo gli investigatori, è di quattro feriti (tre uomini e una donna). Nella furia sarebbero state distrutte anche alcune attrezzature, tra cui il computer e il telefono della dj.

Portato al pronto soccorso di Olbia e fotografato con la testa fasciata, Ratti riferisce conseguenze pesanti: non sente più dall’orecchio sinistro e ha problemi anche all’occhio sinistro dopo il colpo alla testa. Sono in programma nuovi accertamenti specialistici. Nelle ore successive, denuncia, avrebbe ricevuto altre minacce.

C’è poi un dettaglio che, se confermato, pesa come un macigno: durante i primi soccorsi, secondo la testimonianza di Ratti, una persona dell’équipe gli avrebbe chiesto se fosse omosessuale mostrando timore di toccarlo per un presunto rischio di contagio dal sangue. Una circostanza, al momento, priva di riscontri ufficiali da parte dell’azienda sanitaria.

Ora indagano carabinieri e polizia di Stato. Tra le persone finite sotto la lente ci sarebbe anche un minorenne, ascoltato a lungo nel commissariato di Olbia, che – secondo L’Unione Sarda – avrebbe avuto un ruolo di primo piano. Ratti ha presentato una denuncia dettagliata ai carabinieri, consegnando i certificati medici e annunciando di voler mettere a disposizione chat e audio delle minacce. Con la sua legale, l’avvocata Franca Fenu, è atteso alla Procura di Tempio. Restano da chiarire il numero esatto degli aggressori, il movente e la premeditazione: sarà l’inchiesta a stabilire se gli insulti riferiti siano davvero la molla di quella notte di violenza.