Il Senato ha approvato il decreto Sicurezza

Con 96 voti favorevoli e 46 contrari l’Aula ha dato il primo via libera al provvedimento: previsto ora l’esame a Montecitorio.

Roma – L’Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera al decreto Sicurezza con 96 voti a favore e 46 contrari. Un risultato che, però, lascia poco spazio ai festeggiamenti: il governo sa bene che il vero ostacolo è ora alla Camera, dove il testo dovrà essere approvato entro il 25 aprile, data oltre la quale il decreto perderebbe automaticamente ogni validità.

Il decreto tocca diversi ambiti. Sul fronte dell’ordine pubblico, introduce la possibilità per le forze dell’ordine di trattenere per un massimo di 12 ore, a scopo di accertamento, chi durante una manifestazione presenta elementi sospetti, come precedenti penali o il possesso di armi. Viene inoltre istituita una protezione procedurale per chi agisce in presenza di una causa di giustificazione riconoscibile, come la legittima difesa: in questi casi il Pm non iscriverà subito l’interessato nel registro degli indagati, ma in un elenco separato, in attesa di ulteriori verifiche. Una misura formalmente universale, ma pensata con ogni evidenza a tutela degli agenti di polizia.

Tra le altre disposizioni figura il divieto di porto di coltelli con lama superiore ai 5 centimetri, sanzionabile fino a quattro anni di reclusione, salvo giustificato motivo. Si allarga anche la platea di chi non potrà partecipare a manifestazioni pubbliche: oltre a chi è condannato per terrorismo o lesioni a pubblici ufficiali, il divieto si estende ora ai reati di resistenza e danneggiamento. Sul fronte delle droghe, viene invece ridimensionata l’attenuante per “lieve entità”: non si applicherà più nei casi di spaccio continuativo o abituale, con pene che possono arrivare fino a 20 anni di carcere e multe fino a 260mila euro.

Il nodo resta quello politico e procedurale. Il testo ha trascorso settimane in Senato, bloccato dalle divisioni interne alla maggioranza e dall’ostruzionismo delle opposizioni, che hanno presentato migliaia di emendamenti per dilatare i tempi. Ora la Camera dovrà lavorare anche nel fine settimana: l’approdo in Aula è previsto per martedì, con il voto di fiducia atteso per mercoledì. Non è escluso, tuttavia, che i lavori si prolunghino fino a giovedì o venerdì, a seconda di come le minoranze sceglieranno di gestire il confronto parlamentare.