E’ indispensabile che le istituzioni stabiliscano un programma di cura e assistenza su tutto il territorio, in particolare per gli anziani non autosufficienti.
I casi di demenza sono in continua crescita nel nostro Paese. Tale malattia è una delle più subdole patologie che possano colpire l’essere umano. E’ una condizione neurologica cronica e progressiva, caratterizzata da un declino delle funzioni cognitive (memoria, linguaggio, pensiero critico) tale da compromettere l’autonomia quotidiana. Non è una malattia specifica ma un termine generale che include diverse patologie, tra cui la più comune è l’Alzheimer.
Si manifesta col rallentamento delle facoltà mentali che va oltre il normale invecchiamento, con perdita di memoria a breve termine, difficoltà nel linguaggio, disorientamento spaziale e temporale, cambiamenti di personalità. Comporta l’incapacità di gestire le attività quotidiane (cucinare, gestire denaro, curare la persona).
I sintomi o le situazioni sono ben noti, purtroppo, a chi ha in casa un familiare colpito da tale patologia: dimenticare eventi appena accaduti, ripetere le stesse domande; difficoltà a trovare le parole giuste (anomia); perdersi in luoghi familiari; apatia, irritabilità, agitazione; incapacità di gestire finanze o la spesa. Questa sorta di morbo perverso è in forte crescita in Italia. Sono, infatti, oltre 1 milione e 430 mila i casi sul territorio nazionale, cifra che, secondo le più attendibili stime, nel 2050, potrà arrivare a 2 milioni e 200 mila, con un incremento del 54%.
Una criticità che ha forti effetti sociali ed economici per la collettività e le singole famiglie. L’Europa non se la passa meglio: i casi di demenza da quasi 9,1 milioni attuali passeranno ad oltre 14,3 milioni nel 2050! Questi dati sono stati diffusi da Alzheimer Europe, un’organizzazione non governativa (ONG) con sede in Lussemburgo, fondata nel 1990, che funge da “ombrello” per le associazioni Alzheimer nazionali.

Il suo scopo principale è sensibilizzare sulle demenze, promuovere i diritti dei malati, fare lobby presso le istituzioni europee e sostenere la ricerca. Il 28 gennaio scorso è stato presentato dalla Federazione Alzheimer Italia, il rapporto “The Prevalence of Dementia in Europe 2025“, un documento epidemiologico che aggiorna le stime sulla demenza in Europa. E’ emerso, oltre ai dati numerici, che l’Italia si trova al primo posto per incidenza, posizione sgraditissima e deprecabile.
Non è un rapporto annuale, non ha una cadenza temporale, ma viene pubblicato per aggiornare le stime basandosi su nuovi dati demografici. E’ un fenomeno derivante dall’invecchiamento della popolazione, che sembra avere…un debole per le donne, circa 946 mila, mentre gli uomini 491 mila. Per l’ennesima volta risultano essere “cornute e mazziate”, ossia oltre a subire il danno della malattia subiscono la beffa perché maggiormente coinvolte nella cura della casa e degli anziani.
Secondo gli autori del rapporto si tratta di un’emergenza di salute pubblica. E’ indispensabile che le istituzioni nazionali ed europee stabiliscano un programma di cura e assistenza su tutto il territorio, in particolare verso gli anziani non autosufficienti. Urgono ingenti investimenti riguardanti la sanità, le politiche sociali, la ricerca e il sostegno ai caregiver.
Basta famiglie lasciate sole nell’ardua lotta contro il subdolo avversario! Se sono stati trovate le risorse finanziarie per incrementare la produzione di armi belliche, vuol dire che si possono reperire anche quelle per la salute! O no?