L’ex ministra rompe il silenzio dal suo nuovo stabilimento balneare in Versilia. Fedele a FdI, lancia una frecciata a Vannacci.
Lucca – Due mesi dopo le dimissioni forzate, Daniela Santanchè ha scelto la spiaggia di Marina di Pietrasanta per tornare a parlare pubblicamente. Era il 25 marzo quando Giorgia Meloni, all’indomani della sconfitta al referendum costituzionale, le aveva chiesto di lasciare il Ministero del Turismo. Da allora l’ex ministra si è dedicata al suo mandato da senatrice, commissione Esteri e Difesa, e alla sua attività imprenditoriale, culminata sabato scorso con l’apertura del Tala Beach, il suo nuovo stabilimento di lusso in Versilia.
Tra gli ombrelloni del nuovo locale, Santanchè ha detto chiaramente di ritenere ingiusta la sua cacciata, convinta che dietro la richiesta pubblica di Meloni ci fossero ragioni politiche estranee al suo operato ministeriale. Eppure non risparmia elogi alla premier, definendola la migliore e confermando un rapporto che descrive come immutato, fatto ancora di messaggi diretti scambiati di recente. Sul suo futuro politico non si sbilancia, ma esclude qualsiasi avvicinamento a Forza Italia, nonostante le voci circolate nelle ultime settimane su una sua possibile sintonia con Marina Berlusconi.
Prima di congedarsi dai cronisti, Santanchè lancia una provocazione a Roberto Vannacci, chiedendo pubblicamente al generale di chiarire le sue posizioni su Russia, Ucraina e Hamas e avvertendo che nel centrodestra gli accordi si fanno solo dopo aver dichiarato da che parte si sta.
Sul fronte giudiziario il quadro rimane complesso. Santanchè è imputata per falso in bilancio in relazione alla società Visibilia, con rinvio a giudizio già arrivato a gennaio del 2025. Per la truffa aggravata ai danni dell’Inps, tredici dipendenti dichiarati in cassa integrazione durante il Covid mentre lavoravano in smart working, con un danno stimato di circa 126mila euro, la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio. Aperte anche due inchieste per bancarotta fraudolenta legate alla società Ki Group e a un’azienda collegata. L’ex ministra distingue le proprie responsabilità dirette, limitandole al ruolo di amministratrice delegata di Visibilia e riconduce le altre vicende alla sfera del padre di suo figlio, sostenendo di aver pagato un prezzo personale e mediatico altissimo per quella relazione.