Il mutuo per la casa come l’Araba Fenice…

La possibilità di usufruirne è condizionata dal reddito e da altri fattori ma ottenerlo diventa sempre più difficile specie per i giovani anche con lavori a tempo indeterminato.

La casa, sogno assillante degli italiani. Il mattone è sempre stato, soprattutto dal boom economico in poi, per antonomasia, la meta agognata degli italiani. E’ stato un simbolo di ascesa sociale per il ceto medio, il raggiungimento di uno status di prestigio, da esibire con orgoglio. Le famiglie italiane hanno affrontato ogni tipo di sacrificio pur di acquistare un immobile, anche ricorrendo al mutuo. Com’è noto, si tratta di un contratto di finanziamento a lungo termine con cui una banca (mutuante) presta una somma di denaro a un soggetto (mutuatario), che si impegna a restituirla a rate con interessi.

Dal punto di vista giuridico è disciplinato dall’art. 1813 del codice civile che prevede garanzie reali come l’ipoteca. Fino a quando l’economia è stata in una fase espansiva, gran parte delle famiglie sono riuscite a realizzare il sogno della casa, grazie al lavoro a tempo indeterminato. Oggi, al contrario, siamo in un periodo di vacche magre, il lavoro è spesso precario e la casa, da sogno si è trasformata in chimera. Le banche non offrono soldi gratis, non sono enti di beneficienza, non è nel loro Dna e chiedono garanzie per erogare un mutuo.

Ora la possibilità di usufruirne è condizionata dal reddito che si ha a disposizione e da altri fattori. L’Ufficio Studi di Tecnocasa, noto gruppo internazionale di intermediazione immobiliare e creditizia, ha diffuso un modello probabilistico tratto da dati ISTAT sul reddito medio familiare annuale, pari a 37.511 euro. Questa è la quota ritenuta idonea affinché un mutuo possa essere sostenibile. In genere la rata mensile non dovrebbe essere maggiore di 1/3 del reddito netto, in modo che il cliente possa essere in grado di far fronte all’esborso e poter mantenere la stabilità familiare.

Considerando un valore medio di mercato è stato ipotizzato un mutuo venticinquennale ad un tasso del 3,72% e una relazione tra la rata e il reddito del 33%. C’è da registrare che, generalmente, le banche non finanziano più dell’80% del valore della casa. Se non si possiede il restante 20%, la casa resta un sogno. Con un reddito medio annuo di 37.511 euro, si può aspirare ad un immobile del valore di 252.000 euro, quindi un mutuo di 201.600 e una quota mensile di circa 1.033 euro. Se la matematica non è un’opinione, il mutuo per tutta la sua durata, ammonterebbe a 360.360 euro. Il 20% del mutuatario, nel caso in questione, sarebbe pari a 50.400 euro.

Ottenere un mutuo è ormai molto difficile specie per i giovani

Poi ci sono una serie di accessori burocratici, che nel nostro Paese non mancano mai e di cui siamo maestri, come costi notarili, imposte, spese di istruttoria, perizia e commissioni varie. Bisogna tenere conto anche di queste spese, che possono essere consistenti. La capacità di poter far fronte agli impegni finanziari è un aspetto importante per le banche. Se i richiedenti hanno un lavoro a tempo indeterminato e senza aver stipulato altri tipi di finanziamenti, crescono le chances di migliori opportunità.

Nel modello utilizzato le differenze geografiche non sono state prese in considerazione, così come tra grandi e piccoli centri. Come ben conoscono le famiglie italiane, i tassi d’interesse possono variare e anche la durata del finanziamento incide sulla rata mensile. Per evitare di essere afferrati dalle grinfie di una banca quando si va a chiedere un prestito, una soluzione potrebbero essere le associazioni mutualistiche.

Si tratta di enti senza fini di lucro basati sulla solidarietà e l’auto-aiuto tra i soci, che si uniscono per garantirsi reciprocamente assistenza, tutela sanitaria, previdenza o servizi a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato.

Non hanno finalità di lucro ma mirano al supporto reciproco. Ma le prede sono troppo succulente perché le banche si lascino sottrarre il lauto pasto.