IL MIGLIOR MODO PER PREDIRE IL FUTURO E’ INVENTARLO

La massima è di Alan Kay, un simpatico informatico americano ma calza a pennello per noi che non sappiamo più a quale santi votarci. Il 2020? Come il 2019, il 2018, il 2017, il 2016, il 2015, il 20…

Alè, mamma mia, un altro anno a venire. E’ già una fortuna arrivarci e non certo per problemi di salute, ringraziando Iddio. Piuttosto per qualche pazzo scriteriato che a colpi di machete, magari all’uscita della metropolitana, ha deciso di farti la festa. Cosi, tanto per divertirsi. E le città, dopo le 19, al coprifuoco, diventano deserte dandoti quella sensazione di solitudine che ben conoscono i sempre più numerosi clochard. C’è aria di insicurezza in tutti i sensi. Specie in politica. Una politica diventata un gioco al massacro che tutto fa tranne pensare alle necessità della gente che annaspa per sopravvivere. Le imprese che hanno chiuso nel 2019 non si contano più.

Nessuno ha fatto una stima veritiera ma si calcola che migliaia di persone abbiano perso il lavoro a fronte di quelle, dicono altrettante, che col reddito di cittadinanza l’avrebbero trovato. Che pinocchi! Mentono sapendo di mentire. Sono più le persone denunciate per aver percepito un reddito di cittadinanza di frodo che quelle a cui è stato offerto un lavoro. Ma pazienza, che volevamo, in fondo, da un governo che fa acqua da tutte le parti? Stesso trend negativo per quanto riguarda la sanità, il fisco, la pubblica amministrazione e gli enti locali. Un caleidoscopio di provvedimenti sconclusionati che servono a rallentare la crescita del Bel Paese incentivando corruzione e clientelismo. In buona sostanza un 2019 zeppo di nulla dove soltanto un po’ di turismo, ristorazione e vendita di beni strumentali hanno tenuto la trincea ma non durerà ancora per molto.

E per questo 2020 che è nato stanotte come siamo messi? Ma dai basta con gli auguri ed i soliti tormentoni ipocriti delle buone feste e dei falsi buoni propositi, che mi fanno incazzare a dismisura. Il 2020 seguirà al 2019 nell’identica maniera trascinandosi appresso tutti i guai commessi da una classe politica inetta e miope che non sa che pesci prendere ma sa, perfettamente, come mettere le mani in tasca agli Italiani. Come sempre. A conti fatti non è stata diminuita o cancellata una tassa. Soltanto accorpamenti di balzelli che si pagheranno in una sola tornata, nient’altro. E questo significa puntare sulla rinascita. Investire sul riscatto della nazione? Ma fatemi il piacere. Ho fatto un giro dalle mie parti, nella Sabina colpita dal terremoto. Solo freddo, macerie e lacrime, maledetti voi. Stessa cosa fra i detriti del terremoto di Santo Stefano 2018 nel Catanese, identica desolazione, sconforto e odio contro chi non ha mosso un dito, sino ad oggi, per alleviare le sofferenze delle popolazioni cosi duramente colpite. E meno male che un regalo ce l’ha fatto Gratteri con la sua mega-operazione nazionale contro la ‘ndrangheta ma è soltanto una goccia nel mare delle connivenze e complicità che malaffare e politica hanno stretto ormai da decenni per strozzare e ridurre sul lastrico l’economia sana che arranca per non cedere alle vessazioni di uno Stato forte con i deboli e debole con i forti.

E chiudiamola qui, tanto per non ripetere sempre le stesse cose che come danno fastidio a me, rompono le palle a voi. Purtroppo ci ritroviamo a parlare per luoghi comuni. Infatti anche volendo approfondire un solo argomento legislativo ci ritroviamo davanti, sempre più spesso, a norme di difficile interpretazione quando non vere e proprie leggi nocive per il cittadino come quell’obbrobrio di provvedimento sulla prescrizione. Una iattura di proporzioni gigantesche che se non abrogata subito comporterà danni immani per la giustizia italiana. E stavolta sono d’accordo tutti, magistrati e avvocati. Tranne gli inetti che l’hanno partorita, tutti figli di quella mamma famosa, quella sempre incinta… Comunque basta cosi. Il mio voleva essere soltanto un sproloquio di buon auspicio, poi, come al solito, mi sono lasciato prendere la mano. Anzi braccio e avambraccio compresi.

Vabbè non demordiamo. Continuiamo a sperare, nonostante tutto, tentando di ribaltare il vecchio adagio siciliano dal sapore gattopardesco “Chi di speranza campa, disperato muore”, con quello più pregno di entusiasmo nel dubbio del domani: il miglior modo per predire il futuro è inventarlo. Non rimane altro da fare, credetemi. Ah dimenticavo: Buon Anno.

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