Il caso Alba: bambina di 5 anni tolta alla madre per “vissuti persecutori”

La decisione del Tribunale ha ribaltato l’affidamento a favore del padre, che vive all’estero. Il caso approda ora in Parlamento.

Padova – Una bambina di cinque anni, Alba (nome di fantasia), si trova al centro di una battaglia legale e istituzionale che potrebbe portarla lontano dalla madre e dalla sua quotidianità. Dopo una separazione consensuale nel 2023, che inizialmente prevedeva l’affidamento condiviso, il Tribunale ha disposto il collocamento della minore presso il padre, residente all’estero, scatenando la disperata resistenza della madre e l’intervento della politica.

Il quadro è esploso quando la bambina ha iniziato a rifiutare gli incontri con la figura paterna, manifestando segni di profonda sofferenza. Una recente perizia tecnica ha ribaltato il precedente giudizio di idoneità della madre, accusandola di esporre la figlia a “vissuti di natura persecutoria” che impedirebbero il rapporto con il padre.

Nonostante i servizi sociali avessero proposto un inserimento protetto in comunità per madre e figlia, i giudici hanno ordinato l’affidamento esclusivo all’uomo, limitando i contatti materni a incontri in ambienti neutri. Il provvedimento mira a ripristinare il diritto alla “bigenitorialità”, ritenendo le condotte materne “disfunzionali” e pregiudizievoli per la crescita della piccola.

La madre di Alba vive ora nel timore costante che la figlia possa essere prelevata dalle forze dell’ordine per essere consegnata al padre. La donna si è rivolta all’associazione “Movimentiamoci”, denunciando il trauma imminente per una bambina che verrebbe sradicata dal proprio ambiente scolastico e affettivo.

La deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha portato il caso all’attenzione del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, definendo il provvedimento di “una violenza senza precedenti”. Secondo quanto denunciato dalla deputata Ascari, la consulenza tecnica che ha deciso il destino della bambina presenterebbe gravi lacune.

Viene contestato il fatto che la decisione di trasferire la minore sia stata presa senza una diretta osservazione del rapporto della bambina con ciascun genitore. La sofferenza manifestata da Alba (pianti e rifiuti netti) sarebbe stata interpretata non come un segnale di disagio da indagare, ma come prova dell’influenza negativa della madre.