IL CROCIFISSO DI DON CAMILLO CONTRO IL VIRUS DEL SECOLO

Non rimane che pregare ed affidare la nostra salute al Signore e confidare nel suo aiuto. Per questo il parroco di Brescello, Evandro Gherardi, ha trasferito il famoso crocifisso nella piazza antistante la parrocchia di Santa Maria Nascente

Il decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’8 Marzo 2020, sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 Aprile, sull’intero territorio nazionale le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri. L’interpretazione fornita dal Governo include rigorosamente le sante messe e le esequie tra le “cerimonie religiose”. Si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei sacerdoti e nei fedeli.

Non rimane che pregare ed affidare la nostra salute al Signore e confidare nel Suo aiuto, così il parroco di Brescello, Evandro Gherardi, ha deciso di collocare fuori dalla Parrocchia, di “Santa Maria Nascente”, il crocifisso per scongiurare l’emergenza del “Coronavirus”. Ecco l’idea del Parroco che posta, su Facebook, oltre la foto anche la seguente preghiera: ” Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, faccia cessare la pandemia su Brescello, l’Italia e il mondo intero! Noi facciamo la nostra parte, ha affermato il sacerdote, restiamo a casa e preghiamo”.

Don Camillo mentre porta il Cristo per arrestare la piena del Po.

Il crocifisso esposto e’ quello visto tante volte sugli schermi televisivi e con il quale interloquiva il famoso Fernandel, in arte “Don Camillo”, il quale chiedeva al “Signore Gesù” come comportarsi con Gino Cervi, in arte “Peppone” (Sindaco comunista), a causa dei loro rapporti burrascosi. Il crocifisso disposto fuori dalla parrocchia ed utilizzato nei film era stato posto in una Cappella laterale della chiesa ed ora collocato all’esterno in modo che gli abitanti di Brescello potranno, così, rivolgersi al “crocifisso parlante” con una preghiera per avere conforto.

Nel post su Facebook il sacerdote ricorda come più volte a causa di alcune sciagure che hanno minacciato le abitazioni del paese si sia fatto ricorso all’intercessione del Signore e, come nel film di Don Camillo, “si rimarrà in attesa di essere svegliati dalle campane, portatrici del lieto annuncio”. Infatti nel 2014, nei giorni dell’alluvione, il parroco aveva portato lo stesso crocifisso, in processione, fino al Po per implorare l’aiuto divino.

Il sindaco Peppone-Gino Cervi e il parroco Don Camillo-Fernandel.

Tralasciando i racconti suggestivi di “Giovanni Guareschi”, che hanno ispirato i film di don Peppone e don Camillo, c’è bisogno di fede, conforto per dominare la paura e soprattutto anche di “preghiere” per le famiglie, i malati, gli anziani, le persone sole e coloro i quali sono fragili, perché da tempo feriti nella propria dignità. Senza vergogna e timidezza si può dire che per tutti noi c’è bisogno di vicinanza (ecco l’importanza della rete), affinché si trovi la forza di coltivare la speranza, l’ottimismo e ritrovare il “bello” che forse nell’ordinarietà della vita si è smarrito.

Forse proprio “grazie” al Coronavirus, ad un tratto, ci si è resi conto dell’importanza della normalità e quotidianità, acquisendo maggiore consapevolezza delle nostre fragilità e priorità. Infatti il pericolo del contagio e i connessi problemi di sicurezza potrebbero riuscire ad invertire l’ordine dei valori che ognuno ha scelto, rimodulando il proprio stile di vita. Tutto sommato, forse, questa nuova realtà ci ha fornito di una ulteriore possibilità di cambiamento (o di conferma) e, comunque, di analisi del proprio percorso e degli obiettivi da raggiungere. In sostanza il momento di ridotta attività può avere il suo fascino, certamente aiuterà ad uscirne più rafforzati se ognuno si ferma a riflettere con spirito positivo e senza vittimismo ed autoflagellazione.

Peppone e Don Camillo a Semiana in una convention dedicata a Guareschi nel 2013

In ogni caso mentre la paura e lo stordimento fanno capolino, si è compresa, ancor di più, la precarietà della vita, della quale non si è proprietari, ma solamente amministratori molto spesso distratti, narcisisti e possessivi. Questa consapevolezza sta cambiando tanti radicati convincimenti, in quanto il maggiore tempo a disposizione aiuta a conoscersi meglio e verificare anche le emozioni che si affacciano ed i sentimenti che si delineano. La pausa forzata così diventa occasione di crescita spirituale, che consente un migliore discernimento, per riflettere sul proprio tempo e l’attuale modo di vivere…!

Tutto è inaspettatamente cambiato, ciò che sembrava esagerato e difficile da accettare è diventato normale, assumendo quasi uno stile di vita. Sogni infranti, progetti rinviati, tutti distanti almeno un metro, nessuna stretta di mano, solo un accenno di sorriso dietro la protezione della mascherina, che rende anonimi, quasi invisibili, intoccabili, inviolabili, soli…! Forse distanti, ma virtualmente insieme, eroicamente uniti dal rispetto verso l’altro. Internet salvaguarda la rete di relazioni, il lavoro, rende vicino chiunque e fa sentire meno soli. Vi era qualche tempo fa una pubblicità che diceva: “una telefonata salva la vita”, così ciò che sembrava “superato dai tempi” diventa improvvisamente attuale, vivo, perché rende tutti collegati, attraverso il suono della voce, la percezione della gioia e del dolore che può trapelare…!

Stiamo sperimentando una nuova forma di socialità e la nostra affettività sta trovando nuove strade e nuovi modi per esprimersi. #RestiamoUniti e #NonPerdiamoLaSperanza. Forse quando tutto sarà finito, chissà, la cosa che potrà accadere sarà di rimpiangere i momenti di “affettività domestica”, dimostrazione che le relazioni familiari ed amicali sono stupendamente virali.

L’importante è esaminare la situazione con uno sguardo di ottimismo e speranza, pensando che in questo periodo di limitazioni la propria vita non è sospesa, ma solamente cambiata e rivitalizzata, consentendo, a chi lo volesse, di vivere in modo più intimo il “tempo della Quaresima”.

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