Una ricerca americana dimostra che la gentilezza migliora il sistema immunitario, riduce lo stress e allunga la vita.
Oggigiorno si fanno studi e ricerche su tutto lo scibile umano, anche su temi che potrebbero sembrare banali. Ultimamente la scienza si è interessata alla “gentilezza”, che in linea generale è intesa come la capacità di rapportarsi alle altre persone, anche sconosciute, in modo educato e rispettoso. In maniera più forbita si parla di “Finezza scevra di affettazione” come può essere quella dei modi, la delicatezza, la grazia. Ebbene la scienza ha sentenziato che la gentilezza fa bene al sistema immunitario, diminuisce lo stress e fa sentire appagati.

Se ci si pensa, è un’azione che non ci costa nulla, semplice, senza fronzoli, gratificante. Può essere una parola benevola al momento giusto o una piccola azione di supporto, sta di fatto che la gentilezza può trasformare la nostra vita e quella di chi ci sta intorno. Oltre a stemperare la tensione della vita quotidiana negli incontri occasionali o meno, la gentilezza produce benefici alla salute, sia psicologici che fisici. E’, quindi, un investimento sul benessere individuale. Vengono stimolati ormoni positivi per il corpo, in particolare il cervello rilascia ossitocina e serotonina, due ormoni che fanno bene all’umore. L’ossitocina, definita anche “ormone dell’amore”, provoca quel sentimento di legame e di connessione con le altre persone. La serotonina, l’ormone della felicità, che migliora l’umore e diminuisce lo stress. Quindi si tratta di aspetti biologici, naturali del nostro organismo che fanno bene alla psiche e al corpo, riducendo la pressione sanguigna e il rischio di malattie cardiovascolari. La gentilezza riduce i livelli di cortisolo, l’ormone principale legato allo stress.

L’Università di Berkeley, California, ha effettuato uno studio in cui si è dimostrato che le persone gentili hanno livelli molto più bassi di ansia e stress. L’aspetto positivo non si ha solo su chi riceve l’atto della gentilezza, ma anche in chi lo compie. Inoltre essa è un mezzo per rafforzare i legami sociali e per stabilire relazioni sociali forti e rilevanti. Insomma, chi è più gentile è, anche, più socievole, riuscendo, così, ad avere un supporto sociale più stabile. Da quest’ultimo nascono una miriade di relazioni che producono un forte senso di appartenenza e sostegno di gruppo. Il nostro equilibrio psicologico dipende molto dall’appartenenza ad una comunità, in quanto le relazioni sociali sono un antidoto per la solitudine, che, se patologica, può provocare seri danni alla salute mentale. La gentilezza dovrebbe essere consigliata come una terapia, perché migliora il sistema immunitario, tiene in equilibrio la pressione sanguigna ed è uno strumento per allungare la vita in maniera sana. Perché favorisce la prevenzione delle malattie ed una migliore qualità della vita. Gli autori dello studio sono del parere che la gentilezza provoca un cambio di prospettiva, utile nei momenti più bui.
Offrire un gesto carino, gentile, simboleggia anche la gratitudine per ciò che si ha, anche nei momenti di défaillance. Questo cambiamento aiuta molto le persone perché ne fa crescere la resilienza. Ora non si vuole mettere in discussione ricerche di questo tipo. Ci inchiniamo sempre, ovunque e comunque alla Scienza, la “Dea del Sapere” che tutto conosce e tutto prevede. Eppure, a parte consigli individuali da poter mettere in pratica solo nel pianeta di “Fantasia”, pare impraticabile il metodo della gentilezza su larga scala. La gran parte delle persone fa dei lavori di medio-basso livello. Si alzano all’alba se pendolari, ma anche se vivono in città, perché abitano in zone periferiche, per cui arrivare coi mezzi pubblici ai luoghi di lavoro è come effettuare i salti mortali. Poi si arriva alla tanto desiderata meta, dove si incontrano capi e colleghi, coi quali i rapporti, spesso, sono ai minimi termini. La gentilezza? Non si sa, nemmeno, cosa sia!