L’uomo aveva denunciato lo sfruttamento dei cittadini stranieri nell’indotto edile e agricolo diventando un testimone scomodo. L’inchiesta però rischia di impantanarsi.
Acate (Rg) – “Questa è una fabbrica di cemento, qui c’è la morte. Quando torniamo nel nostro paese raccontiamo che lavoriamo nella fabbrica di cemento, ma questa è una maledizione. Sono solo bugie, fingiamo di essere felici. C’è un posto dentro questa fabbrica che è molto pericoloso. Se si entra qui si può morire. Stiamo lavorando in luoghi pericolosi. Siamo dentro il pericolo dalla mattina alla sera. Si soffre qui, e poi andiamo al nostro paese a dire che lavoriamo in fabbrica. È una bugia. Ma quale fabbrica? Bugiardi“.
Queste sono le parole, forse le ultime da uomo libero, di Daouda Diane, 37 anni, sposato, mediatore culturale originario della Costa d’Avorio, sparito come un fantasma il 2 luglio 2022. Quelle terribili frasi Daouda le aveva esternate, poco prima di sparire nel nulla, in un paio di video in cui aveva denunciato le condizioni di sfruttamento sul lavoro e la mancanza di sicurezza.
Durante le videoriprese l’uomo si trovava all’interno della SVG, un’azienda di calcestruzzi per l’edilizia, e più esattamente dentro una betoniera, in pieno giorno, mentre il termometro segnava 40 gradi all’ombra. Nei video si vede il lavoratore che si inquadra con il telefonino mentre lavora con un martello pneumatico e senza alcuna protezione, sia per il caldo che per l’attività che stava svolgendo. Da quel giorno di Diane si sono perdute le tracce.
Daouda si era bene integrato come cittadino regolare e aveva un impiego part-time presso un centro di accoglienza come mediatore culturale. Svolgeva anche un secondo lavoro come manovale alla Svg ma, come pare, senza contratto, senza alcuna tutela amministrativa nè previdenziale. Spendeva diverse ore a settimana per tutelare i lavoratori stranieri vittime di sfruttamento occupazionale. Si occupava di lotta al caporalato nelle campagne ragusane dove i rischi per la salute e la sicurezza sono altissimi specie nei comparti dell’edilizia e dell’agricoltura.

“Per la scomparsa di Daouda non ci sono spiegazioni se non quelle legate al suo attivismo e alla sua azione di denuncia – evidenziano all’unisono Alfio Mannino, segretario generale Cgil Sicilia, Peppe Scifo del Dipartimento Immigrazione Cgil nazionale e Giuseppe Roccuzzo, segretario generale Cgil Ragusa – In questi anni il sindacato Cgil ha interloquito con diversi livelli istituzionali, dalla politica alle Commissioni antimafia regionale e nazionale, promuovendo iniziative per non spegnere i riflettori su questa tragica e assurda vicenda…Siamo impegnati perché non cali l’oblio sulla vicenda e si arrivi alla verità…Inoltre serve agire in nome di Daouda Diane per scardinare il sistema di omertà che ancora oggi copre la verità sulla sua scomparsa, continuando la lotta contro ogni forma di sfruttamento che obbliga migliaia di lavoratori e lavoratrici a sottostare alla dittatura del bisogno con poche speranze di ottenere riscatto”.
Daouda, oltre che ai suoi parenti e al fratello, avrebbe inviato i due video di cui abbiamo parlato anche al suo coinquilino di Acate prima che finissero su Facebook. Ma perchè lo scomparso avrebbe effettuato quelle riprese che avevano tutta l’aria di una denuncia? A chi erano dirette? Per altro il mediatore culturale era parte offesa in un procedimento penale per il reato di minacce ad opera di un altro cittadino straniero. Dunque Diane sarebbe stato rapito e poi ammazzato perchè testimone scomodo di un giro di caporalato o di qualcosa di più pericoloso?

Sul fronte delle indagini non ci sarebbero novità. La Procura iblea, al tempo diretta dal procuratore Fabio D’anna poi trasferito a Caltanissetta, aveva orientato l’inchiesta a 360 gradi procedendo per omicidio ed occultamento di cadavere nei riguardi di alcuni indagati. Poi un silenzio inquietante.