Daniela Santanchè a processo, l’opposizione ribadisce: “Ora dimissioni, Meloni si muova”

Conte ironizza: “Peccato le liste europee siano chiuse. Meloni poteva candidarla con Sgarbi”. Il fronte garantista di Lega e Forza Italia.

Roma – Dopo la notizia del rinvio a giudizio dei giudici di Milano per il ministro del Turismo Daniela Santanchè e altri – con l’accusa di truffa ai danni dell’Inps per presunte irregolarità nell’uso dei fondi per la cassa integrazione nel periodo della pandemia di Covid19 – la politica insorge. Dall’opposizione si tornano a chiedere le dimissioni immediate. Un mese fa l’Aula della Camera aveva respinto la mozione di sfiducia nei suoi confronti, e ora la misura è colma. L’attacco dell’opposizione è frontale. Mentre dalla Lega e dal vicepremier Antonio Tajani regge la linea garantista. Non c’è un problema politico del governo, che va avanti e non c’è alcun imbarazzo.

Giuseppe Conte ironizza: “Peccato che le liste europee siano ormai chiuse. Ora che per la ministra Santanchè è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per truffa sui fondi Covid che servivano a imprese e lavoratori, Meloni non farà più in tempo – dice il leader M5S – a farla dimettere e a candidarla per le Europee in compagnia di Sgarbi“. Michele Gubitosa, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, tiene invece compagnia a Conte nell’attacco a Santanché: “Chissà che la ministra, di fronte a una richiesta di processo, non abbia finalmente un sussulto di dignità – afferma – e decida di dimettersi. Difficile, a giudicare dalle menzogne
raccontate a più riprese a Parlamento e cittadini”.

Elly Shlein e Giuseppe Conte

Anche Gubitosa chiama in causa la leader di Fratelli d’Italia: “E Meloni – prosegue – nel frattempo cosa fa? Continua a nascondersi sotto la giacca? La premier ha finito gli alibi: prenda in mano la situazione, tuteli il Paese e l’istituzione che rappresenta e sollevi immediatamente Santanché dal suo incarico”. Tra i grillini c’è fermento, e allora intervengono anche  i senatori M5s in commissione Industria e Turismo Sabrina Licheri, Gisella Naturale e Luigi Nave. “La ministra del Turismo doveva dimettersi lo scorso luglio, – incalzano – quando raccontò una sequela di frottole davanti all’aula del Senato. Ora non ci sono più alibi: Meloni la inviti
subito a lasciare il suo incarico. Non si può tenere il paese con questo fardello addosso, ne va del decoro delle nostre istituzioni”.

Arriva anche il deputato di Alleanza verdi e sinistra, Angelo Bonelli, che sottolinea come “l’unica reazione accettabile in questa situazione è la seguente: dimissioni. La permanenza di Santanchè nel suo ruolo sarebbe uno schiaffo agli italiani e alla trasparenza che ogni governo dovrebbe garantire. Giorgia Meloni non può rimanere in silenzio o rinviare questa decisione, è in gioco la credibilità della sua maggioranza”, conclude. Dal Pd arrivano varie reazioni. In testa la segretaria dem Elly Schlein che tuona: “Fratelli d’Italia è quel partito che esprime una ministra con una richiesta di rinvio a giudizio per truffa all’Inps sui fondi Covid, e
contemporaneamente candida un no-vax appena sotto Giorgia Meloni. Ci aspettiamo che la presidente del Consiglio abbia un minimo di rispetto per le istituzioni e chieda le dimissioni della ministra”.

Antonio Tajani

“Prendeva soldi pubblici con la Cassa Covid, ma imponeva ai suoi dipendenti di lavorare. Le dimissioni – scrive sui social il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto – dovrebbero essere istantanee. La Meloni invece tace e protegge”. Dall’altra parte c’è il fronte garantista di Lega e Forza Italia, guidato dal vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. La vicenda Santanchè “non crea nessun
imbarazzo al Governo, – dice il segretario di Fi – è una questione di sensibilità personale, sarà il ministro a decidere”.

“Io sono garantista in assoluto e lo sono con tutti, – aggiunge Tajani – non vado mai ad accanirmi contro le
persone: lo sono stato con la vicenda Decaro e non l’ho strumentalizzata, ho detto che c’era un problema politico ma non mi sono mai accanito né contro lui né contro altri perché non è giusto farlo. Poi ognuno ha la sua sensibilità, ma credo che oggi i cittadini vogliano soluzioni, non risse, liti e strumentalizzazioni”. Anche Roberto Vannacci prende le distanze dalle polemiche: “Io sono sempre stato garantista, dico che sono questioni personali, per cui non voglio entrare nel merito della cosa”. Stesso messaggio del capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, che resta neutrale: “Non cambia nulla sono garantista, sempre”.

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