COMUNELLA SOTTO LE PIRAMIDI: REGENI DIMENTICATO.

Meglio vendere armi che sapere la verita' sul caso Regeni. I genitori parlano di tradimento. Come dargli torto?

Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio il ricercatore torturato e ucciso in Egitto all’inizio del 2016, continuano a chiedere giustizia:“…Lo Stato italiano ci ha tradito. Siamo stati traditi dal fuoco amico non dall’Egitto…”, hanno detto i due congiunti in merito alla vendita all’Egitto di due fregate italiane approvata dal Governo. Come avevamo scritto pochi giorni fa, si tratta di due navi della Marina militare italiana, le ultime  delle dieci ordinate: la “Spartaco Schergat” e la “Emilio Bianchi”, per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro.

“Non intendiamo – ha dichiarato Regeni – farci prendere più in giro dall’Egitto: non basterà inviarci quattro cianfrusaglie, indumenti vari e chiacchiere o carta inutile. Basta atti simbolici, il tempo è scaduto dopo quattro anni e mezzo il tempo è scaduto…Chiediamo una risposta esaustiva a tutti i punti della rogatoria del 29 aprile 2019 rimasta priva di risposta e la consegna delle cinque persone iscritte nel registro indagati dalla procura italiana perché possano essere processate in Italia: finché non avremmo ottenuto queste due cose ci sentiremo traditi…”.

Giulio entusiasta della vita e del futuro.

A questi cinque galantuomini, Sabir Tareq, generale, Usham Helmy e Ather Kamal, entrambi colonnelli, Magdi Sharif, maggiore e Mhamoud Najem, agente, la procura di Roma contesta il reato di concorso in sequestro di persona.

“Uno non può aspettarsi di lottare – ha continuato il padre – contro il proprio Stato per ottenere giustizia. Lo stato italiano ci ha tradito  il 17 luglio del 2017 quando ha rinviato l’ambasciatore al Cairo e adesso vendendo le armi. Un tradimento per tutti gli italiani, per quelli che credono nella giustizia e nella inviolabilità dei diritti. Non possiamo sentirci certo traditi dall’Egitto per tutto quello che hanno fatto a nostro figlio e dopo quattro anni e mezzo di menzogne e depistaggi… Abbiamo visto e vissuto tanta ipocrisia e la vendita di questa due navi e le armi sono la ciliegina sulla torta. In questi 4 anni e mezzo abbiamo visto tante zone grigie in Egitto e in Italia. Noi abbiamo fiducia nella scorta mediatica, nelle migliaia di persone che ci seguono, nella Procura di Roma, negli investigatori…Fiducia anche nel presidente della Camera, Roberto Fico, che oggi ci ha chiamati per dirci che sta con noi e per sapere come stiamo…”.

La vendita delle rimanenti armi all’Egitto potrà essere evitata solo nella remota ipotesi in cui L’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento non dovesse dare il via libera alla pratica. La firma, però, e’ attesa per le prossime ore.  Inoltre il presidente Conte dovrà riferire davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta in seguito alla richiesta avanzata dal presidente in quota LeU, Erasmo Palazzotto. Nelle prossime settimane è previsto un nuovo incontro in videoconferenza tra gli inquirenti italiani e quelli egiziani per l’aggiornamento collegiale sulle indagini relative all’omicidio del ricercatore di Fiumicello. Al centro del meeting anche la rogatoria inviata dai pm di Roma con la quale si chiedono conferme all’autorità giudiziaria del Cairo in merito alla presenza a Nairobi del maggiore Sharif che’ secondo un testimone piuttosto attendibile, avrebbe riferito sulle “modalità del sequestro di Giulio” durante un pranzo.

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