Per Massimo, 57enne senzatetto spirato all’alba, i volontari dell’Armadio dei poveri chiedono aiuto per una sepoltura degna.
Monza – Ci sono morti che si consumano nel silenzio più assoluto, sotto il sole implacabile di un’estate rovente, senza che nessuno se ne accorga fino a quando è troppo tardi. È il destino toccato a Massimo, 57 anni, senzatetto che in città tutti conoscevano, trovato senza vita all’alba su una panchina dei giardinetti di via Enrico da Monza, dove aveva scelto di passare l’ennesima notte all’addiaccio. A stroncarlo, con ogni probabilità, il grande caldo che da giorni tormenta la Brianza, sommato alla cardiopatia che si portava dietro e a una solitudine grande quanto la strada che era diventata la sua casa. Ora, però, quella stessa città che lo aveva visto vivere ai margini ha deciso di non voltarsi dall’altra parte: è partita una raccolta fondi per garantirgli, almeno da morto, una sepoltura degna.
L’uomo è stato sepolto in una zona comune del cimitero di Monza, come accade a chi se ne va senza nome e senza famiglia al capezzale. Ma i volontari che lo avevano assistito per anni non ci stanno. A lanciare l’appello sono stati i referenti dell’Armadio dei poveri, l’associazione che da otto anni raccoglie e distribuisce beni di prima necessità a chi vive in difficoltà: “Abbiamo partecipato ai funerali di Massimo, deceduto qualche giorno fa su una panchina. È stato sepolto in una zona comune del cimitero. Visto che è morto da solo per strada, vorremmo almeno dargli una sepoltura dignitosa facendogli una piccola lapide“.
A ricordarlo con parole cariche d’affetto è Roberta Campani, fondatrice dell’associazione: “Era un nostro utente, un cardiopatico. Lo ricordiamo con grande affetto: fai buon viaggio, rimarrai sempre nei nostri cuori”. Massimo, in passato ospite del dormitorio cittadino, negli ultimi giorni era tornato a vivere in mezzo alla strada. La sera prima di morire si era recato al pronto soccorso, ma era stato dimesso. Poche ore dopo, il suo cuore già fragile ha ceduto.
La tragedia non è rimasta isolata. Nell’arco di 24 ore, a Monza, è morto anche un altro senzatetto, Alì, algerino di una quarantina d’anni, da sedici in città, trovato in zona Binario 7 e spirato in ospedale. Due decessi catalogati come “per cause naturali“, ma su cui la canicola ha inciso pesantemente. E dietro il dolore è esplosa la polemica politica: l’opposizione ha attaccato l’amministrazione, con la Lega che ha chiesto di ritirare la delega ai Servizi sociali all’assessore al Welfare Egidio Riva.
L’assessore ha respinto le accuse: “Nessuno ha cacciato nessuno, è stato fatto tutto ciò che era possibile nel rispetto della libertà e delle scelte delle persone. Erano seguiti da anni”. Ma di fronte a una panchina diventata l’ultimo giaciglio, come ha ricordato il consigliere Paolo Piffer, “quando una persona muore sola la sconfitta non è mai di un singolo, ma di tutta la comunità“.
L’appello dei volontari, rilanciato dal tam tam dei social, ha già raccolto l’adesione di centinaia di persone, con qualcuno che si è offerto persino di portare fiori sulla tomba. “Chi vuole aiutarci con un piccolo contributo può consegnarlo in sede oppure utilizzare il nostro Iban, specificando ‘per Massimo’. Ve ne saremmo molto grati”, spiegano dall’Armadio dei poveri. Perché una lapide, in fondo, è la promessa che quel nome non venga cancellato dall’indifferenza.