Winston Churchill

Churchill e la “bomba al cioccolato”: l’attentato nazista sventato dagli 007 britannici

Nel 1943 Hitler cercò di far arrivare al Premier inglese una bomba nascosta in un pacco di cioccolata “Peter’s”. Ma l’MI5 ebbe una soffiata e predispose le sue contromisure…

Che Winston Churchill, il premier che guidò la Gran Bretagna attraverso il secondo conflitto mondiale, fosse un grande appassionato di sigari e brandy è cosa nota. Lo è forse meno che rischiò di essere ucciso a causa di un altro suo “punto debole”: la passione per i dolciumi. A svelare i particolari dell’attentato, che se avesse avuto successo avrebbe con ogni probabilità cambiato il corso della storia, sono alcuni documenti segreti resi pubblici nel 2012.

attentato Churchill
Il disegno realizzato da Laurence Fish su richiesta di Lord Victor Rothschild

Leggendoli si apprende che nel 1943 l’intelligence nazista aveva elaborato un piano, semplice e geniale, per assassinare il premier inglese proprio sfruttando la sua debolezza per le leccornie: introdurre a 10 Downing Street qualche elegante confezione di cioccolatini “Peter’s”, che Churchill adorava. Una scatoletta nera e dorata, apparentemente colma di squisite barrette, in realtà un marchingegno diabolico, imbottito di una quantità di esplosivo tale da provocare una deflagrazione in grado di uccidere chiunque si trovasse nel raggio di diversi metri.

A far arrivare le letali prelibatezze fino al Gabinetto di Guerra, dove Churchill si riuniva con i suoi ministri, ci avrebbero pensato gli agenti segreti nazisti infiltrati in Gran Bretagna.

L’MI5 e i disegni realizzati da Fish

L’attentato, tuttavia, fallì grazie alle spie inglesi, che intercettarono il piano e allertarono subito Lord Victor Rothschild, uno dei capi dell’MI5,  l’ente per la sicurezza e il controspionaggio del Regno Unito. Una volta ricevuta la “soffiata”, Rothschild chiese a un noto illustratore pubblicitario, Laurence Fish, di realizzare alcuni disegni che rappresentassero le tavolette di cioccolato “incriminate”, così da mettere in guardia gli inglesi e avvertirli del pericolo incombente.

In una lettera datata 4 maggio 1943 e ritrovata dalla giornalista Jean Bray, moglie di Fish, dopo la morte del consorte avvenuta nel 2009, si leggono le istruzioni che l’artista ricevette da Rotschild in persona: “Mi chiedo se tu possa disegnare per me una tavoletta di cioccolato esplosiva. Ci hanno informato che il nemico (i nazisti, ndr) sta utilizzando tavolette del peso di una libbra (poco meno di mezzo chilo, ndr), fatte di acciaio e ricoperte da uno strato sottile di cioccolato. All’interno c’è nascosto un esplosivo ad alto potenziale con un innesco.” Per attivare il meccanismo che avrebbe indotto l’esplosione bastava spezzare una tavoletta di cioccolato. Dopo sette secondi… boom.

attentato Winston Churchill
La lettera di Lord Rotschild a Fish in cui si chiedeva all’artista di realizzare i disegni

Le immagini disegnate da Fish misero in guardia i britannici ed evitarono che il “dolce tranello” escogitato da Hitler potesse “arrivare alla gola” di Churchill, togliendolo dalla scena. Una volta scongiurato il pericolo, i documenti relativi a tutta la vicenda – ovviamente secretati – giacquero dimenticati per decenni. Finché dopo la morte di Fish furono ritrovati da sua moglie e resi pubblici.

Hitler e il “karma” esplosivo

Ironia della sorte, meno di un anno dopo, il 20 luglio 1944, anche Hitler sfuggì per un soffio a un attentato simile: la bomba in questo caso era nascosta in una valigetta portata nel quartier generale del Reich di Rastenburg. L’episodio, parte della cosiddetta “Operazione Valchiria” orchestrata dalla resistenza tedesca per eliminare il Führer, fallì. Nella deflagrazione morirono tre ufficiali e lo stenografo, mentre Hitler se la cavò riportando solo qualche bruciatura alla gambe e la perforazione del timpano destro.

Anche questo attentato, se avesse avuto successo, avrebbe cambiato il corso della storia. Invece a pagare furono i congiurati, in primis il tenente colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, che aveva materialmente portato l’ordigno nella Wolfsschanze, la Tana del Lupo. Con lui, nei giorni e nei mesi seguenti, furono giustiziate in tutto circa 200 persone. Altre 5.000 vennero arrestate dalla Gestapo e inviate nei campi di concentramento. Molte di loro non fecero più ritorno.

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