Caso Ramy Elgaml, la controperizia accusa i carabinieri: “Urto decisivo prima del palo”

Il consulente dei familiari contraddice la Procura: “Senza il contatto, lo scooter non si sarebbe schiantato”.

Milano – Nuove ombre sull’inseguimento mortale di Ramy Elgaml, il 19enne egiziano morto il 24 novembre 2024 a Milano. Una controperizia dell’ingegnere Matteo Villaraggia, consulente dei familiari rappresentati dall’avvocata Barbara Indovina, ribalta la versione della Procura: l’urto tra la pattuglia e lo scooter T-Max non è avvenuto vicino al palo semaforico di via Ripamonti, ma poco prima, quando i veicoli erano affiancati. Un contatto che, secondo l’esperto, ha alterato la traiettoria del mezzo, portando alla tragica caduta contro il palo all’incrocio con via Quaranta.

La perizia di Villaraggia, depositata ieri, si basa su un’analisi cinematica dettagliata. “L’urto, di lieve entità e tangenziale, è avvenuto prima dell’intersezione, non in prossimità del palo”, scrive l’ingegnere. Questo impatto non avrebbe causato una caduta immediata, ma una deviazione verso sinistra dello scooter. La successiva frenata di Fares Bouzidi, il 22enne alla guida, avrebbe poi fatto perdere il controllo del T-Max sull’asfalto bagnato, con Ramy – senza casco dopo averlo perso nella fuga – sbalzato contro il palo. “Senza quell’urto, magari la traiettoria sarebbe rimasta rettilinea”, aggiunge Villaraggia, suggerendo che lo schianto mortale poteva essere evitato.

La tesi contrasta con quella dell’ingegnere Domenico Romaniello, consulente della Procura di Milano, che nella sua relazione aveva escluso “alcun urto preliminare” nella zona cieca delle telecamere, come inizialmente ipotizzato dalla Polizia Locale. Per Romaniello, la caduta è stata causata solo dalla velocità elevata (circa 80 km/h) e dalla manovra azzardata di Bouzidi, senza influenze esterne. Villaraggia, invece, punta su evidenze fisiche: segni sulla marmitta dello scooter e sulla carrozzeria dell’Alfa Romeo Giulietta dei carabinieri, già analizzati dal RIS, che confermerebbero il contatto. La sua analisi si allinea con la testimonianza di Omar E., che aveva descritto un “tamponamento” prima della caduta.

Un punto critico sollevato dalla controperizia è la rimozione del palo semaforico da parte di AMSA subito dopo l’incidente, senza che fosse sequestrato. “Esaminarlo avrebbe chiarito la dinamica dell’impatto finale e la velocità dell’auto”, lamenta Villaraggia. La Procura aveva stimato che la Giulietta procedesse a 28,5 km/h, ma il consulente dei familiari contesta questa valutazione, ipotizzando una sottostima che potrebbe aver distorto la ricostruzione ufficiale.

“Questo cambia tutto”, ha dichiarato l’avvocata Indovina. “L’urto non è un dettaglio: è la causa della morte di Ramy”. La Procura, guidata dai PM Marco Cirigliano e Giancarla Serafini, potrebbe ora disporre un confronto tra i periti o nuovi accertamenti tecnici per sciogliere il nodo della dinamica.

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