CARTA SMERALDO? NO GRAZIE!

IL QUARTIERE SAVENA DI BOLOGNA TRASFORMATO IN DISCARICA DA UN SISTEMA DI CONFERIMENTO FALLIMENTARE E SVANTAGGIOSO PER CITTADINI E AMBIENTE

Bologna – Pile di sacchetti sui cassonetti o, peggio ancora, sui marciapiedi; materassi, reti, divani, piccoli e grandi elettrodomestici abbandonati e quell’odore nauseabondo tipico del “rusco”, come si è soliti chiamare la spazzatura a Bologna: è questo lo spettacolo indecoroso lungo le strade del quartiere Savena. Cosa sta succedendo nel quartiere sudorientale, nato dalla fusione dell’ex Mazzini con l’ex San Rufillo e una volta fiore all’occhiello del capoluogo emiliano? Tutta colpa, sostengono in molti, dell’installazione, iniziata il 28 maggio, dei nuovi cassonetti “intelligenti” per la raccolta indifferenziata, dotati di un cassetto che si apre con la carta smeraldo, consegnata a 31.907 utenti domestici e 2.075 utenti non domestici del Savena.

A partire dal 9 Marzo, tramite gli operatori HERA, sono state recapitate ad ogni nucleo familiare due copie della carta, contenente un chip che permette il riconoscimento dell’utente intestatario della TARI e, di conseguenza, di misurare il RUR (rifiuto urbano residuo) prodotto e conferito.  Entro il 2020, nei restanti cinque quartieri bolognesi, il Comune, in collaborazione col gestore HERA, effettuerà la posa di questi nuovi cassonetti.

 

Il piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR), approvato con deliberazione di assemblea legislativa n. 67/216, prevede l’introduzione della tariffazione puntuale o corrispettiva su tutto il territorio, come strumento per raggiungere le soglie previste dalle politiche regionali, che fissano tra il 67% e il 75% la riduzione dei rifiuti. Tale sistema di calcolo è stato introdotto dalla legge regionale 5 ottobre 2015, n. 16, che entrerà in vigore in tutta l’Emilia Romagna entro il 2020, sostituendo la TARI con la TARIP e avviandoci verso una gestione moderna dei rifiuti, secondo i principi europei dell’economia circolare, affinché i rifiuti non siano soltanto scarti, ma fonte preziosa di una nuova materia. I risultati raggiunti a Bologna sono incoraggianti: si è passati dal 36% di raccolta differenziata del 2013 al 68% odierno e, nel Savena, quartiere pilota della raccolta differenziata degli ultimi anni, la percentuale è arrivata al 76% a settembre. Eppure su 462 cassonetti intelligenti, 334 sono già ko: il malfunzionamento è dovuto ad un 25% di problemi tecnici e meccanici e, per la restante percentuale, a conferimenti errati (ad esempio sacchetti che superano la capienza  dei 30 litri consentiti). Chi non meglio dei residenti del quartiere può raccontarci quello che sta succedendo? Afferma con convinzione Vanelli V.:

La raccolta differenziata si regge sul servizio offerto, sulla disponibilità e sul senso civico dei cittadini. Si tratta di un equilibrio precario, fragile come un castello di carte: il servizio offerto e la risposta dei cittadini sono come le due carte che stanno in piedi solo perché si sostengono reciprocamente. Se manca l’appoggio di una carta, anche l’altra cade. Nel sistema che hanno ideato non c’è alcuna offerta, incentivo, o stimolo per il cittadino. E a quel punto il castello di carte rischia di crollare. È un sistema complicato questo della card, con un pedale spesso fuori uso e, sicuramente, sempre più gente lascerà i rifiuti in strada. Inoltre se si lancia il messaggio “più metti nel cassonetto, più paghi” vedrai che le persone che scaricano i rifiuti in strada aumenteranno a dismisura. Non penso che sia difficile da prevedere”.

Anche Suppa M., classico esempio di cittadino virtuoso ma inascoltato, racconta la sua esperienza:

“Differenziando molto, uso la carta smeraldo non più di due volte al mese e spesso non funziona. Purtroppo ho un altro problema irrisolto: la collocazione dal 21 marzo, sotto le finestre della mia abitazione, dei cassonetti dei rifiuti e di tutto ciò che ne comporta: un accumulo di rifiuti ingombranti e non, di sacchetti abbandonati in questo punto buio, nascosto e a ridosso di uno stretto marciapiede alquanto disconnesso. Inutili sono state le mie segnalazioni alla Polizia municipale di quartiere, al rifiutologo, al Direttore Ingegneria di HERAtech S.r.l., Fabrizio Mazzacurati, all’Assessore alla Mobilità Irene Priolo, all’Assessore alla Sicurezza urbana integrata Alberto Aitini, alla Presidente di quartiere Marzia Benassi. Inutile anche l’incontro con quest’ultima. La posizione dei cassonetti è stata giudicata ideale perché spostarli genererebbe le lamentele degli altri residenti. Non ne posso più!”.

Infine si è espresso sulla questione del fenomeno dell’abbandono dei rifiuti al Savena, il consigliere di quartiere Nicola Stanzani, al suo secondo mandato amministrativo dopo la ricandidatura per le elezioni del 2016 nella lista civica Insieme Bologna:

“È la legge regionale che ci ha portati a questa modalità di conferimento che utilizza la tariffa puntuale e progressiva sull’indifferenziata. Una modalità applicabile più ad un piccolo centro che ad una realtà grande come Bologna. Con i vecchi cassonetti avevamo più differenziata e meno indifferenziata, ma poi, analizzando i dati forniti dall’amministrazione, abbiamo scoperto che erano diminuiti i rifiuti conferiti al Savena di 2.500 tonnellate all’anno, erano incrementate le segnalazioni per ratti del 50%, e inoltre i rifiuti non conformi nei cassonetti toccavano il 55%. Sono d’accordo con l’Assessore Aitini che afferma che bisogna incentivare e non tassare. Deve essere un sistema premiale per il cittadino virtuoso che da un contributo a rendere pulita la sua città. Ritengo che però sia controproducente questa fase sperimentale fino al 2021: doveva già essere attivo lo sconto al cittadino. Chi colpevolmente abbandona i rifiuti in strada va perseguito, ma le telecamere itineranti sono un palliativo.”

Decisamente un flop, quindi, questo conferimento puntuale dell’indifferenziata con la carta smeraldo: sarebbe ora che l’amministrazione di Bologna ne prendesse coscienza e attuasse gli opportuni provvedimenti, ascoltando la voce dei cittadini corretti e civili.

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