Un recente studio dimostra che le alte temperature accelerano l’invecchiamento biologico. Il caldo estremo, insieme all’umidità, aumenta il rischio di malattie e morte precoce.
Il cambiamento climatico, come si sa a nostre spese, ha prodotto picchi di caldo come mai nella storia del pianeta. Gli effetti sulla salute delle persone sono noti: sete, debolezza, vertigini, palpitazioni, ansia, pelle e mucose asciutte, crampi muscolari, abbassamento della pressione arteriosa. Inoltre, con l’aumento delle temperature si rileva una maggiore umidità che accentua le precipitazioni estreme e le inondazioni, causando temporali devastanti ed esondazioni di fiumi. La siccità e l’aridità del suolo sono altri due effetti deleteri sulla salute dell’uomo e degli animali. Inoltre, un recente studio, pare abbia riscontrato una stretta correlazione tra caldo estremo e invecchiamento più veloce delle persone.

La ricerca, a cura dell’University of Southern California, è stata pubblicata sulla rivista “Science Advances”, una pubblicazione scientifica della American Association for the Advancement of Science. Oggetto dello studio sono state 3600 persone di età pari o maggiore di 56 anni e in particolare i loro marcatori biologici e le temperature dei territori dove vivevano. Secondo i risultati, i residenti in aree con temperature giornaliere al di sopra dei 32 C°, definite di “estrema cautela” dal Servizio meteorologico nazionale degli USA, hanno evidenziato un’età biologica più alta degli abitanti di zone più temperate. L’età biologica è quella che riguarda il corpo e le cellule umane e quando è più alta di quella anagrafica sta a significare che il corpo è maggiormente soggetto a malattie e a morte precoce.

Nelle zone più calde nemmeno i cittadini che conducono una vita sana sembrano sfuggire alle grinfie del caldo. Il fattore che inasprisce le condizioni di salute è il tasso di umidità, che insieme al caldo formano un “combinato disposto” nocivo per gli anziani, che per l’età riducono il fattore di raffreddamento della pelle derivante dall’evaporazione del sudore. In una siffatta situazione, l’aspetto principale è la protezione delle popolazioni vulnerabili, gli anziani appunto. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, con circa 1,6 gradi centigradi al di sopra del periodo preindustriale. Che il caldo eccessivo produca problemi alla salute è testimoniato da ricerche secondo cui incide sul sistema cardiovascolare, renale e sul livello cognitivo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sostenuto che le vittime del caldo, annualmente, in Europa sono oltre 175 mila persone e che se il fenomeno non viene bloccato, in un prossimo futuro si potrebbero verificare 2,3 milioni di decessi. Lo studio condotto, alla fine, ritiene che se il clima si riscalda e la popolazione invecchia, bisogna pensare a rimedi più efficaci di quelli attuati finora. Inoltre, le città con l’aumento di spazi verdi potrebbero avere dei benefici sulla riduzione del caldo urbano, così come la progettazione di infrastrutture pubbliche resilienti al caldo.
L’assenza di rimedi, insieme all’invecchiamento della popolazione potranno avere effetti catastrofici sul futuro dell’umanità. Ora questi aspetti sono noti da tempo, le urla disperate dei critici e studiosi non sono riuscite, finora, a squarciare il muro di silenzio delle istituzioni. Si parla, si parla, si parla ed ogni anno aumenta la temperatura, i disastri e i decessi. Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire!