Il Consiglio di Giustizia amministrativa ribalta lo stop del TAR di Palermo. Da oggi il calendario venatorio torna valido per quasi tutte le specie: resta il divieto solo per la tortora in preapertura.
Palermo – A poche ore dal via alle doppiette, tutto è cambiato di nuovo. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha ribaltato lo stop deciso a fine luglio dal TAR di Palermo, cancellando quasi per intero il blocco che aveva mandato su tutte le furie i cacciatori dell’isola. La sentenza, depositata questa mattina, riporta in vigore da subito il contestatissimo calendario venatorio 2026/2027: fucili di nuovo pronti, preapertura compresa, per tutte le specie tranne una.
A restare a terra è soltanto la tortora selvatica, per la quale i giudici hanno confermato il divieto di caccia nelle giornate di preapertura. Ma anche qui non è un no secco: il piccolo migratore potrà essere cacciato nel periodo successivo, entro i limiti dell’ultimo calendario regolarmente approvato. Per tutto il resto – dal colombaccio al cinghiale, dalla quaglia alla volpe – si riparte da oggi.
La battaglia era cominciata a fine giugno, quando le associazioni ambientaliste Pro Natura e LEAL avevano impugnato davanti al TAR il decreto firmato dall’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino. Nel mirino soprattutto la caccia alla tortora, specie sotto moratoria chiesta dal Ministero dell’Ambiente fin dal 2024 e bocciata anche dall’ISPRA.
Il 29 luglio la doccia fredda per il mondo venatorio: con l’ordinanza n. 481 i giudici amministrativi avevano sospeso il calendario e fatto saltare la preapertura, puntando il dito su un dettaglio pesante come un macigno: il Piano faunistico-venatorio della Sicilia è fermo a 13 anni fa, quando la legge ne impone l’aggiornamento ogni cinque. Per la prima volta era così scattata la cosiddetta clausola di salvaguardia, che confinava la caccia ai soli periodi ordinari previsti dalla legge nazionale.
La Regione aveva eseguito, obbedendo con un decreto del 5 agosto, ma senza rassegnarsi: insieme alla Federcaccia aveva subito bussato alle porte del Consiglio di Giustizia Amministrativa. Il primo tentativo, il 10 agosto, era andato a vuoto. Poi, nella camera di consiglio del 3 settembre, la svolta che ha rimesso tutto in discussione.
Sullo sfondo resta il nodo che divide da anni cacciatori e animalisti: la Sicilia è l’unica regione d’Italia a consentire la caccia alla tortora. La Regione si difende con i numeri: popolazione in crescita moderata e un prelievo che inciderebbe solo per lo 0,14% degli esemplari presenti sull’isola. Gli ambientalisti, però, non ci stanno.
L’ultima parola, comunque, non è ancora scritta. Quella di oggi è solo una decisione cautelare: il verdetto vero arriverà il 20 ottobre, quando il TAR entrerà nel merito. Fino ad allora, in Sicilia, vincono le doppiette.